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Bulimia nervosa

Dott. Paride Iannella
 

Il termine bulimia (BN) deriva dalle parole greche “bous” (bue) e “limias” (fame) e suggerisce la presenza di una fame esagerata per un essere umano (fame da bue). La malattia fu compiutamente descritta per la prima volta nel 1979 dallo psichiatra inglese Gerard Russel, che si occupava di pazienti affetti da anoressia nervosa presso il dipartimento di psichiatria del Royal Free Hospital di Londra. Egli notò molte similitudini fra la bulimia e l’anoressia, i due più importanti dei disturbi del comportamento alimentare (DCA). Diversamente dall’anoressico, il paziente bulimico è quasi sempre normopeso o sovrappeso. Il peso non è quindi un elemento utile per porre diagnosi di BN, come lo è invece nell’anoressia, dove il soggetto è per definizione sottopeso.

Come si diagnostica la bulimia?

La diagnosi di bulimia non è complessa se il soggetto è valutato da personale esperto. Come per tutti i DCA, è necessario eseguire apposite interviste strutturate che pongono una serie di domande relative alla percezione della propria immagine, alla preoccupazione per il cibo ed ai comportamenti compensatori (vedi poi). Alcuni di questi test, per esempio l’Eating Attitude Test-26 (EAT-26), sono in grado di diagnosticare la presenza di un DCA, ma sono poco specifici. Altri sono più specifici e, per quanto riguarda la bulimia e l’anoressia nervosa, l’Eating Disorder Examination (EDE) test si rivela di grande utilità e costituisce, insieme ad altri questionari, uno strumento indispensabile per una corretta diagnosi di BN. Come per l'anoressia, anche la bulimia psi distinguono due sottotipi:

1. bulimia con condotte di eliminazione;
2. bulimia senza condotte di eliminazione.

 

Il paziente bulimico che adotta comportamenti di eliminazione è quello si procura il vomito o assume purganti dopo l'abbuffata. Il paziente senza condotte di eliminazione è quello che compensa l'eccesso alimentare sottoponendosi ad esercizi fisici estenuanti. In entrambi i casi si cerca di allontare dal proprio corpo le calorie in eccesso.

I comportamenti del paziente bulimico

Perché si possa classificare come bulimico, il soggetto deve presentare atteggiamenti mentali e comportamenti alimentari ben definiti, fra loro coerenti e consequenziali. Questi sono caratterizzati da episodi di abbuffate e da comportamenti di compensazione.

Episodi di abbuffate

Il tratto distintivo della bulimia risiede in crisi frequenti (almeno 2 volte a settimana) di abbuffate. Non si tratta di un’abbuffata comune, come può accadere talvolta anche in soggetti del tutto sani. Si tratta di abbuffate di grandi dimensioni, ma soprattutto, vissute con grande sofferenza psichica (e fisica), al punto da essere taciute, nascoste e consumate lontano da occhi indiscreti. Durante gli episodi il soggetto introduce, in tempi brevi (poche decine di minuti), enormi quantità di cibo. Le crisi bulimiche non sono dettate da una fame reale o dal piacere della compagnia. Nella maggior parte dei casi sono programmate con anticipo, così come si può programmare una qualunque trasgressione ai comportamenti usuali, di cui ci si vergognerebbe a raccontarne i dettagli.

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Si tratta in sostanza di una pulsione che può essere sedata solo con l’assunzione di una grande quantità di cibo (tossicomania da cibo). Durante l’abbuffata, di cui è consapevole, il soggetto perde il controllo di se ed è incapace di interrompere l’episodio, che termina ad esaurimento delle scorte disponibili (dolciumi, formaggi, patatine, bibite dolci, etc). Si pone diagnosi di bulimia nervosa se le crisi bulimiche persistono da almeno tre mesi con una frequenza almeno bisettimanale. La quantità di cibo ingerita può essere davvero ragguardevole, in alcuni casi sono stati registrati consumi superiori alle 10.000 kcal in un singolo episodio. L’approccio è famelico. Già a pochi minuti dal termine dell’episodio, il soggetto può non essere in grado di ricordare in dettaglio cosa ha mangiato, così come durante la crisi non percepisce i sapori. Ciò gli consente di alternare in rapida sequenza dolci molto forti (marmellate, tiramisù, etc) con alimenti salati ed acidi (mostarda, ketchup), salumi piccanti e cioccolato, per chiudere indifferentemente con l’ultima porzione disponibile. Sono riportati casi in cui il soggetto, esauriti cibi pronti, indirizza la pulsione verso alimenti non ancora pronti per il consumo e che prima di essere assunti andrebbero riscaldati. La tensione fisica e nervosa rimane elevatissima nelle ore successive, e il vomito appare come una tappa quasi obbligata per allentare l’ansia postuma.

 Comportamenti di compensazione

Al termine della crisi bulimica alcuni soggetti, i cosiddetti bulimici con condotte di svuotamento, preoccupati degli effetti dell’abbuffata sul peso, tentano di compensare procurandosi il vomito, o in alternativa iniziano un periodo di digiuno totale o semitotale. I soggetti possono anche assumere lassativi per alcune sere consecutive o evacuare forzatamente con l’uso di clisteri. Una quota di soggetti, i bulimici senza condotte di svuotamento, non adotta misure compensatorie di tipo espulsivo, ma si sottopone comunque al digiuno o ad esercizio fisico estenuante, sempre con la finalità di contrastare l’aumento di peso.

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La preoccupazione per il peso è dunque una costante in tutti i bulimici, ed è la molla che innesca i comportamenti autopunitivi in generale (digiuno, esercizio fisico strenuo) e di svuotamento in particolare (clisteri, vomito, diuretici, farmaci antifame). Anche nei bulimici, come negli anoressici, possono essere presenti sbalzi di umore, crisi depressive e stati ansiosi, in particolare ansia anticipatoria prima di eventi conviviali durante i quali il soggetto teme di perdere il controllo. E’ per questa ragione che il bulimico tende a disertare le occasioni sociali, ritenendo che il rischio di perdere il controllo alimentare sia troppo grande.

Trattamento

Come per tutti i DCA, il trattamento della bulimia nervosa è di tipo multidisciplinare: 1) psicoterapico; 2) farmacologico; 3) nutrizionale. La psicoterapia costituisce la pietra angolare del trattamento dei DCA, inclusa la bulimia. Essa può essere di tipo sia dinamico che cognitivo-comportamentale ed entrambe le modalità si sono rivelate efficaci nel lungo periodo. Diversi farmaci si sono dimostrati utili in associazione alla psicoterapia, in particolare per ridurre gli atteggiamenti compulsivi ed i cicli abbuffata/svuotamento. Quelli maggiormente utilizzati negli studi clinici sono gli antidepressivi che inibiscono la ricaptazione della serotonina (SSRI), in particolare la fluoxetina. La terapia nutrizionale è volta a rieducare il soggetto ai ritmi alimentari abituali (3-4 pasti al giorno senza spuntini intermedi), con pasti adeguati per quantità, consumati ad orari fissi ed in tempi congrui. Il deficit di micronutrienti e gli scompensi dell’equilibrio elettrolitico conseguenti a comportamenti cronici di svuotamento vanno risolti rapidamente per evitare la precipitazione del quadro clinico generale.

 

A chi rivolgersi?

Psichiatra (Diagnosi e trattamento farmacologico)

Psicologo (Diagnosi e psicoteterapia)

Nutrizionista (Valutazione ponderale e della composizione corporea; dietoterapia)

La lettura dell'articolo non sostituisce il parere del medico

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