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Calcola la tua massa grassa


 
L'obesità è un disturbo del metabolismo divenuto assai frequente nelle popolazioni caratterizzate da abbondanza alimentare e sedentarietà. Alla fine del 1990, il 9% della popolazione italiana era obesa ed il 34% era sovrappeso, valori allarmanti ma non paragonabili a quelli registrati negli USA ed in alcuni paesi emergenti dell'America latina (Brasile, Messico), dove il 70% della popolazione è sovrappeso ed il 30% obeso.

La diagnosi di obesità

La diagnosi di obesità è molto semplice: richiede una bilancia per misurare il peso ed un metro per misurare l'altezza. Nei casi gravi è sufficiente il solo colpo d'occhio: il grasso è visibile in tutti i punti del corpo (addome, cosce, glutei, fianchi, spalle), non consente al soggetto di muoversi liberamente, e spesso persino spogliarsi diventa problematico. Ma, per ottenere una misura esatta della grassezza, che stabilisca anche la gravità dell'obesità, è necessario applicare la formula per il calcolo dell'Indice di Massa Corporea (IMC). Questo indice, noto anche come BMI (Body Mass Index), si calcola dividendo il peso (P) del paziente espresso in kg per il quadrato dell'altezza (h) espressa in metri:
 
IMC= P (kg)/ h2(m)
 

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce obesi i soggetti con IMC pari o maggiore 30. Inoltre distingue vari gradi di obesità: se l'IMC è compreso fra 30.0 e 34.9 l'obesità è lieve (grado I), se l'IMC è compreso fra 35.0 e 39,9 l'obesità è di grado moderato (grado II); superato il valore di 40, l'obesità è classificata come severa (grado III), in passato detta anche mobigena perchè favoriva la comparsa di numerose malattie (figura 1).


Figura 1. Classificazione dell'obesità secondo l'Indice di Massa Corporea.
classificazione-obesita-secondo-indice-di-massa-corporea
Nel 1999, quando sono state definite dall'OMS le procedure per la diagnosi di obesità, non era stata prevista la superobesità, all'epoca ancora rara. Oggi purtroppo non è infrequente vedere pazienti superobesi, cioè con IMC maggiore di 50.
 

Perché si diventa obesi

In condizioni normali, l'uomo è in grado di bilanciare la quantità di alimenti da ingerire sulla base del consumo calorico. Questo è quello che avviene in natura per tutti gli animali liberi. In natura non esiste obesità. L'uomo è l'unico mammifero che diventa obeso. Apparentemente quindi, la causa dell'obesità è semplice: si introducono più calorie con gli alimenti di quante se ne consumano con l'attività fisica. Non è ancora nota la ragione per cui alcuni soggetti sono capaci di mantenere questo equilibrio calorico (rapportare le entrate con le uscite) mentre altri no. Sappiamo però che il peso è regolato con grande precisione: nel corso della vita adulta, un soggetto normale introduce circa 2.000 kcal al giorno, che per 365 giorni fa 730.000 kcal/anno. Nell'arco di 50 anni, introduce complessivamente 36,5 milioni di kcal. Ipotizziamo che questo soggetto arrivi a 50 anni con 10 kg in più. Sappiamo anche che ogni kg di grasso accumulato corrisponde a 7.200 kcal. Ne consegue che in 50 anni questo soggetto ha assunto 720.000 kcal in più rispetto ai 36,5 milioni di kcal che avrebbe dovuto assumere per mantenere il giusto peso. Si tratta di uno scarto inferiore allo 0,019% in 50 anni. E' come se un orologio accumulasse un ritardo di poco più di 2 minuti al giorno! Ciò significa che anche le persone obese sono capaci di regolare il loro peso, ma lo fanno con un piccolo errore.Le cause di questo errore di taratura non sono note, ma sappiamo che vi contribuiscono due tipi di fattori:
1) fattori genetici;
2) fattori ambiental

 

Fattori genetici

L'importanza dei geni sull'obesità è stata chiaramente dimostrata dal Prof. Stunkard con studi sui gemelli: i figli nati da genitori obesi avevano una probabilità assai maggiore di diventare obesi rispetto ai figli nati da genitori normopeso. In questi primi studi, l'ereditabilità dell' IMC era prossima all'80%. Studi successivi hanno individuato una probabilità di trasmissione dell'obesità più bassa, prossima al 33% se entrambi i genitori sono obesi e, ancora minore, se solo uno dei due è obeso.

 

Fattori ambientali

Se i fattori genetici spiegano solo il 33% dell'eccesso del peso corporeo, significa che l'ambiente incide per il rimanente 67%. Questa notevole influenza ambientale è dimostrata dal grande incremento dell'obesità negli ultimi 30 anni. I due maggiori fattori ambientali sono:
a) eccesso alimentare;
b) sedentarietà.
 
Nella donna esiste un terzo fattore, costituito dalla gravidanza. In alcune donne la gravidanza è una importante causa di obesità. Sebbene la maggior parte delle donne presenti un peso poco aumentato a distanza di un anno dal parto, nel 10-20% delle donne si registra un incremento del peso di circa 8 kg per ogni gravidanza nei successivi 15 anni. Benché molte persone siano convinte che l'aumento di peso dipenda da un metabolismo particolarmente pigro, nella realtà raramente si osserva una riduzione sensibile del metabolismo basale nei soggetti obesi

I rischi per la salute associati all'obesità

Le conseguenze dell'obesità sulla salute sono rilevanti. L'eccesso di tessuto adiposo espone infatti il soggetto obeso ad un maggior rischio di sviluppare malattie. Il rischio aumenta in proporzione con il peso (figura 2).

 

Figura 2. Effetti dell'obesità sulla salute: aumenta il rischio di sviluppare numerose malattie.
complicazioni dovute all'eccesso di grasso Numerose ricerche hanno confermato che la maggior parte di queste complicanze è causata dal grasso che si accumula all'interno dell'addome (grasso viscerale), piuttosto che dal grasso diffuso su tutto il corpo o dal grasso depositato sui glutei, così mal tollerato dalle donne. Quando l'obesità supera un certo limite, le cellule adipose (adipociti) invadono tutti gli organi. Minuscoli accumuli di grasso si depositano infatti nel fegato, nel pancreas e persino fra le fibre del muscolo cardiaco!

 

Trattamento

Se non trattata, l'obesità tende a  peggiorare. Purtroppo ad oggi non sono stati trovati farmaci sicuri ed efficaci in grado di garantire perdite consistenti e durature del peso. In Italia l'unico farmaco approvato come coadiuvante della dieta è l'orlistat. Poiché numerosi studi hanno dimostrato che un calo del peso di circa il 10% è sufficiente a ridurre la maggior parte delle complicanze dell'obesità prima descritte (diabete, ipertensione, dislipidemia, apnee notturne, infarto etc), la tendenza attuale è quella di fissare obiettivi reali e perseguibili anche se più modesti ripstto alle aspettative. Una riduzione del peso del 10%, se mantenuta per i successivi 5 anni, è attualmente giudicata dalla maggior parte degli esperti un risultato molto buono. Il trattamento può essere di due tipi:
1) dietetico
2) chirurgico

Terapia dietetica e stile di vita

La terapia dietetica si basa sulla riduzione di 700-1.000 kcal al giorno rispetto al fabbisogno calorico giornaliero: ad un obeso che ha un fabbisogno calorico di 3.000 kcal al giorno non dovrebbe essere assegnata una dieta con meno di 2.000 kcal al giorno. Solo con l'avanzare del dimagrimento questo apporto può essere ridotto. Le diete commerciali che promettono dimagrimenti rapidi e duraturi si sono rivelate sempre un miraggio e spesso risultano pericolose. Riduzioni del peso maggiori di 1,5 kg a settimana sono da considerarsi poco sicure se protratte ed andrebbero attuate sotto la supervisione di uno specialista. La dieta deve essere variegata e l'apporto dei tre macronutrienti deve essere bilanciato.

 

Un moderato e costante esercizio fisico di tipo aerobico (almeno 45 minuti al giorno per 4-5 volte a settimana) deve divenire parte integrante dello stile di vita. I cambiamenti dello stile di vita, come l'abbandono delle abitudini sedentarie a favore di attività energeticamente più dispendiose, sono condizione necessaria sia per dimagrire che per mantenere il dimagrimento nel tempo.

 

Chirurgia

La chirurgia finalizzata al dimagrimento è detta chirurgia bariatrica. Possono essere sottoposti a chirurgia bariatrica i soggetti con obesità di grado III (BMI>40) o quelli con obesità di grado II (BMI >35) se sono contemporaneamente presenti patologie che beneficerebbero di una drastica riduzione del peso corporeo (es. diabete mellito di tipo 2, artrosi di anca o ginocchio non operabile se non dopo dimagrimento, etc). Gli interventi chirurgici possono essere di vario tipo e determinano un calo del peso dipendente sia dal tipo di intervento che dal peso di partenza. In linea generale si passa dai 20-25 kg per il bendaggio gastrico ai 40-60 kg per la diversione biliopancreatica.
 
Ad eccezione del bendaggio gastrico, tutti gli interventi di chirurgia bariatrica sono irreversibili. L'interevento chirurgico non esclude che il paziente sia soggetto a rigide regole alimentari dalle quali non può derogare senza avvertire tensione gastrica, nausea, vomito ed altri disturbi associati ad eccessivo riempimento della tasca gastrica. La chirurgia bariatrica non va quindi considerata come una scorciatoia per continuare a mangiare in eccesso senza ingrassare. Il dimagrimento è accompagnato da un netto e rapido miglioramento delle complicanze mediche (ipertensione, diabete, dislipidemia), ma anche dell'autostima, dell'immagine corporea e dei rapporti interpersonali.
 

A chi rivolgersi?

Nutrizionista

Endocrinologo

Diabetologo

La lettura dell'articolo non sostituisce il parere del medico

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