Pubblicato da Staff N&S

Per doping si intende l'uso di sostanze chimiche o procedure mediche atte a potenziare la prestazione fisica di un atleta durante una competizione o in preparazione di essa. L'atleta che si sottopone a sostanze o pratiche dopanti compie un atto illecito sanzionato dalla giustizia sportiva con la squalifica ed il ritiro del titolo eventualmente conseguito. Il medico che si presta all'uso di tali pratiche compie non solo un atto moralmente deprecabile, ma anche una violazione della deontologia medica e del giuramento di Ippocrate, in base al quale non dovrebbe mai arrecare danno alla salute del paziente. Per contro, l'uso di sostanze e pratiche dopanti può arrecare grave danno alla salute dell'atleta e per tale motivo il medico compiacente è sanzionabile sia dalla giustizia civile sia dall'Ordine dei medici con la sospensione o la radiazione. In Italia il doping è regolato dalla legge n°376 del 2000 (dei poi). La fonte primaria in materia di sostanze dopanti è la World Anti Doping Agency (WADA), una apposita sezione del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), che aggiorna periodicamente la lista delle sostanze vietate. In Italia l'ente di grado più elevato è il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI).

Le sostanze dopanti

La prima lista delle sostanze dopanti è stata stilata nel 1967 dal CIO in seguito al decesso di Tommy Simpson, avvenuto nello stesso anno durante una tappa del Tour de France. Successivamente la WADA ha prodotto liste sempre più aggiornate, fino alla lista WADA 2014.lista WADA 2014. Sulla base di questo elenco, le sostanze sono suddivise in tre grandi gruppi:

1) sostanze proibite sempre (sia in preparazione che prima di una competizione;

2) sostanze proibite solo prima di una competizione;

3) metodiche di manipolazione del corpo umano.

Sostanze proibite sempre

Sono suddivise in 5 sottogruppi. Ciascun sottogruppo è contrassegnato dalla lettera S (sostanza) e da un numero romano da 1 a 6:
S1: anabolizzanti steroidei (testosterone e derivati che agiscono con meccanismo simile);
S2: ormoni proteici, fattori crescita e simili (EPO, ormone della crescita, etc);
S3: broncodilatatori appartenenti alla classe dei beta-2 agonisti (salbutamolo, formoterolo, etc);
S4: ormoni e modulatori metabolici (inibitori della aromatasi, SERM, antiestrogeni, insulina);
S5: diuretici ed agenti di mascheramento (acetazolamide, amiloride, canrenone, clortalidone).

Sostanze proibite durante la competizione

Le sostanze di questo secondo gruppo sono quelle ad effetto rapido. Se somministrate immediatamente prima o durante la competizione esse migliorano la performance con un effetto che permane per qualche ora e che si esaurisce rapidamente: per esempio le anfetamine che riducono la sensazione di stanchezza o gli antiinfiammatori per ridurre il dolore delle articolazioni. Anche questo sottogruppo è contrassegnato dalla lettera S (sostanza) e da un numero romano da 6 a 9:
S6: stimolanti (anfetamine e derivati; adrenalina e derivati etc);
S7: narcotici derivati dalla morfina (buprenorfina, fentanyl, metadone, ossicodone etc);
S8: cannabinoidi e derivati (hashish, marjuanna) o sostanze di sintesi che ne mimano gli effetti;
S9: cortisone e derivati (idrocortisone, triamcinolone, etc).

Procedure di manipolazione del corpo umano

In aggiunta ai farmaci, vi è anche un elenco di metodiche mediche di manipolazione: queste sono indicati con la lettera M, seguita da un numero da 1 a 3:
M1: qualunque trattamento effettuato sul sangue dell'atleta o su parti del sangue (trasfusioni etc);
M2: manipolazioni di campioni di sangue o altri materiali biologici con l'intento di occultare il doping;
M3: manipolazioni consistenti nell'introduzione di cellule o di DNA geneticamente modificati.

Va infine inoltre ricordato che anche la manipolazione della volontà, della resistenza e dell'aggressività, condotta con metodi psicologici è considerata doping. Si intuisce facilmente quanto la lotta al doping sia difficile, ma rimane comunque il concetto di base che le pratiche mediche che alterano la prestazione coinvolgono sempre due figure: chi riceve e chi somministra o procura la sostanza illecita.

La legge italiana ed il doping

In Italia l'uso illecito di sostanze atte a migliorare la prestazione atletica è disciplinato dalla Legge n 376 del 2000 n 376 del 2000 titolata "Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping". Per sostanze dopanti si intendono "quelle sostanze biologicamente o farmacologicamente attive o quelle pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche volte a migliorare le prestazioni agonistiche degli atleti". La legge punisce chi procura, somministra o fa uso di doping: le pene variano dai 3 mesi ai 3 anni, più una multa da 2.500 a 50.000 euro. Viceversa, per il commercio illecito di sostanze dopanti attraverso canali diversi dalle farmacie, sono previste la reclusione da 2 a 6 anni in aggiunta alla sanzione pecuniaria fino a 77.468,58 Euro.

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