Pubblicato da Staff N&S

La sindrome da dolore pelvico cronico, in inglese Chronic Pelvic Pain Syndrome (CPPS) è un disturbo della prostata appartenente al gruppo delle prostatiti croniche non batteriche. La CPPS può essere di due tipi, a seconda che sia presente o meno infiammazione della prostata:
1) la sindrome da dolore pelvico cronico infiammatorio (sottotipo IIIA);
2) la sindrome da dolore pelvico cronico non infiammatorio (sottotipo IIIB).

La sindrome da dolore pelvico cronico è una delle più frequenti patologie prostatiche e colpisce il 10-12% dei maschi. Il paziente maggiormente esposto è un maschio adulto di età compresa fra 45 e 60 anni.

Sintomi del dolore pelvico cronico

In entrambi i tipi di CPPS, i sintomi principali avvertiti dal paziente sono: dolore lieve o semplice peso sovrapubico (pochi centimetri sotto l'ombelico), disturbi urinari come minzione difficoltosa e con getto debole, stimolo urgente ad urinare, sensazione di svuotamento incompleto che costringe il soggetto a ripetere la minzione più volte. Molto spesso il paziente riferisce anche bruciore uretrale (bruciore all'interno dell'uretra) ed eiaculazione dolorosa. Ad eccezione del dolore all'eiaculazione, gli altri sintomi appena descritti sono comuni anche all'ipertrofia prostatica benigna. Conseguentemente, la presenza di uno spasmo doloroso durante o al termine dell'eiaculazione è un segno distintivo della CPPS e aiuta a fare diagnosi di esclusione rispetto alla ipertrofia prostatica benigna, con cui la CPPS può essere confusa.

Cause di dolore pelvico cronico

Le cause della CPPS non sono note, soprattutto se sono assenti i marcatori di infiammazione prostatica, in particolare la presenza di globuli bianchi nel liquido seminale e nelle urine. In assenza di infiammazione la ragione per la quale una prostata di dimensioni normali (che non ostruisce il flusso di urina) e che non è infiammata o infettata da batteri debba dare dolore o debba generare disturbi della minzione rimane un dilemma.

Diagnosi di dolore pelvico cronico

La diagnosi di sindrome da dolore pelvico cronico avviene dopo aver escluso sia l'ipertrofia prostatica benigna sia un'infezione della prostata (prostatite batterica). Se il paziente è di età più avanzata, oltre i 50 anni, va escluso anche il cancro della prostata. L'esplorazione rettale eseguita da un urologo esperto e l'ecografia prostatica trans-rettale sono di grande aiuto nell'escludere queste tre patologie. In particolare l'ecografia è necessaria anche per escludere la presenza di calcoli prostatici, che se presenti possono essere la causa vera di una sindrome da dolore pelvico cronico. Se nessuna di queste tre patologie è presente, l'unica diagnosi possibile è la prostatite non batterica. A questo punto rimane solo da definire se si tratta di una forma infiammatoria (tipo IIIA) o non infiammatoria (tipo IIIB). Nel primo caso sia le urine che il liquido seminale contengono leucociti, mentre nel secondo caso i leucociti sono assenti.

Trattamento del dolore pelvico cronico

Il paziente con dolore pelvico cronico difficilmente raggiunge la guarigione completa e nella maggior parte dei casi va incontro a periodi di miglioramento che si intercalano a periodi di riacutizzazione.

Stile di vita e dolore pelvico

Per evitare i periodi di peggioramento il paziente deve prendere consapevolezza dia quali siano i comportamenti che favoriscono la riacutizzazione del dolore. Per esempio, lunghi viaggi in macchina senza soste interedie, eseguire lavori di lunga durata in posizione genuflessa, un intenso sforzo fisico che solleciti la prostata (es. ciclismo esasperato) sono tutti fattori che possono scatenare un peggioramento dei sintomi. Il soggetto con CPPS dovrebbe astenersi dall'assumere di cibi irritanti e speziati. Dovrebbe inoltre ridurre l'eccessivo consumo di caffeina e sostanze eccitanti. Un'attività sessuale regolare è secondo alcuni di beneficio. Se sono presenti calcoli all'interno della prostata rilevati con l'ecografia, questi vanno rimossi chirurgicamente.

Farmaci nel dolore pelvico

Pur non essendo presenti nella CPPS infezioni batteriche della prostata, la terapia antibiotica può dare studi buoni risultati nel breve periodo. Buoni risultati sono stati ottenuti anche con l'uso della mepartricina. Nella CPPS alcuni autori hanno rilevato un aumento degli estrogeni (E) ed una diminuzione degli androgeni (A) con sbilanciamento E/A. La somministrazione di mepartricina, riducendo le concentrazioni di estrogeni nel sangue e ripristinando un rapporto fisiologico E/A, contribuisce alla riduzione dell'infiammazione, favorendo condizioni ormonali fisiologiche all'interno della ghiandola prostatica (figura 1).

Figura 1. Possibili effetti della mepartricina (MEPA) nella sindrome da dolore pelvico cronico.
mepartricina-cpps-sindrome-da-dolore-pelvico-cronico-defLa mepartricina è priva di effetti ormonali diretti ma è in grado di ridurre l'assorbimento intestinale degli steroli, da cui vengono sintetizzati gli estrogeni. In alcuni studi la somministrazione di mepartricina alla dose di 40 mg al girono per 60 giorni, ha ridotto il dolore spontaneo e quello che si avverte alla palpazione rettale, nonché la frequenza minzionale ed il volume della prostata (14.6% in meno rispetto al placebo).

Integratori e dolore pelvico

Nella CPPS l'uso di integratori a base di Serenoa repens e antiossidanti, in particolare licopene e catechine del thè verde, potrebbe essere utile. La epigallocatechina 3-gallato, la più importante delle catechine presenti nel thé verde, è dotata di proprietà antiossidanti ed antiinfiammatorie e potrebbe agire soprattutto nella sindrome da dolore pelvico cronico con componente infiammatoria (sottotipo IIIA). In uno studio su 102 pazienti con diagnosi di CPPS infiammatoria, una combinazione di Serenoa repens più Licopene più Selenio ha dato buoni risultati, riducendo non solo i sintomi ed i valori di Antigene Prostatico Specifico (PSA) ma anche il numero di leucociti nelle urine.

Termoterapia nel dolore pelvico

Alcuni pazienti traggono beneficio da un ciclo di TUMT (Trans Urethral Microwave Thermoterapy). Si tratta di una procedura mini-invasiva che consiste nel far risalire una sonda lungo l'uretra fino alla prostata, dove viene rilasciata una certa dose di microonde che "riscaldano" il tessuto prostatico. Anche il beneficio del riscaldamento è comunque di breve durata (qualche settimana).

 

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