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Depressione
La depressione, nota anche come male oscuro, è una malattia psichica caratterizzata da sintomi sia mentali (disperazione, assenza di interessi, etc) che fisici (rallentamento motorio, debolezza generalizzata, etc). La depressione può presentarsi come episodio occasionale singolo oppure ripetutamente, con episodi più o meno gravi e lunghi, intervallati da periodi di miglioramento.
Tabella 1. Classificazione della depressione.
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Depressione: classificazione
Tradizionalmente la malattia è stata classificata dal punto di vista delle cause come depressione reattiva (o esogena) se insorge in conseguenza di un evento esterno al soggetto (es. la perdita di una persona cara), o come depressione primaria (o endogena) se non è possibile individuare alcun fattore esterno. Questa classificazione è oggi ritenuta parziale ed incompleta. La depressione può infatti complicare alcune malattie neurologiche (es. morbo di Parkinson, Alzheimer) o costituire parte del quadro clinico che caratterizza altre malattie psichiatriche (es. psicosi). Dal punto di vista del quadro clinico, la depressione è suddivisa in due grandi gruppi ed è classificata fra i disturbi dell’umore. All’interno di ciascun gruppo ricadono vari tipi di depressione (tabella 1).Tabella 1. Classificazione della depressione.
| categoria | Tipo |
| Depressione unipolare | disturbo depressivo maggiore disturbo distmico disturbo depressivo non altrimenti specificato |
| Depressione bipolare | disturbo bipolare di tipo I disturbo bipolare di tipo II disturbo ciclotimico disturbo bipolare non altrimenti specificato |
Depressione: cause
Negli ultimi 40 anni sono stati fatti numerosi progressi, ma le cause della depressione rimangono ancora parzialmente ignote. Sono state ipotizzate cause di tipo psicologico, sociale e biologico a seconda del tipo di approccio utilizzato. E’ tuttavia plausibile che tutti e tre questi fattori concorrano allo sviluppo della malattia, secondo un modello a triangolo “bio-psico-sociale”. Questo modello prevede che la depressione insorga in seguito ad eventi stressanti, anche di piccola entità, quando il soggetto sia biologicamente e psicologicamente predisposto. Per predisposizione psicologica si intende la presenza nel soggetto di determinati tratti psicologici che favoriscono lo sviluppo dei sintomi depressivi. Per predisposizione biologica si intende invece la presenza di alterazioni neurochimiche, congenite o acquisite, che facilitano la comparsa della malattia. Non vi sono dubbi circa la presenza di una componente biologica, sia perché la malattia è più frequente nella stessa famiglia sia perché è possibile indurre i sintomi della depressione somministrando sostanze che alterano alcuni meccanismi biochimici nel cervello (es. reserpina, clonidina, etc). Numerosi studi hanno dimostrato che queste sostanze riducono la concentrazione di alcuni neurotrasmettitori in specifiche aree cerebrali, come l’amigdala e l’ippocampo. I neurotrasmettitori più spesso interessati nella depressione sono la serotonina, la dopamina, la noradrenalina e l’acido gamma-amminobutirrico (GABA). Il ruolo cruciale delle alterazioni della chimica cerebrale è provata dal fatto che i farmaci che fanno aumentare la concentrazione di queste sostanze nel cervello migliorano i sintomi depressivi.Depressione: sintomi
Il paziente depresso si presenta generalmente apatico, poco curato nella persona e nell’abbigliamento, lento nei movimenti e nell’ideazione (rallentamento psicomotorio). Tutto nel soggetto depresso è spento, tutto è buio (il male oscuro). Quasi sempre il soggetto arriva allo specialista accompagnato da un familiare perché incapace di decidere autonomamente di prendersi cura del proprio malessere, per il quale “non vi è soluzione o via di uscita”. Il soggetto si dimostra poco assertivo, non ha interesse verso i familiari, verso il lavoro o le incombenze quotidiane (anergia). La mancanza di interesse riguarda anche il cibo e la vita sessuale, che non sono più fonti di piacere (anedonia). Possono essere presenti ansia, generalmente indotta da preoccupazioni per il futuro immediato e pensieri di suicidio. Nelle forme severe e protratte il rischio di suicidio è elevato.Depressione: terapia
In generale, le depressioni reattive tendono a scomparire spontaneamente quando l’evento luttuoso è stato elaborato, mentre quelle endogene sono meno facili alla guarigione spontanea e rispondono peggio alla terapia. La terapia si basa sull’uso di farmaci antidepressivi. Vi sono vari tipi di antidepressivi, ma quelli più utilizzati sono gli inibitori selettivi del riassorbimento della serotonina, noti anche come Selective Serotonin Reuptake Inhibitors (SSRI). A questo gruppo di farmaci appartengono la fluoxetina (Prozac®), l’escitalopram (Cipralex®; Entact®), la sertralina (Zoloft®) ed altri simili, tutti caratterizzati dallo stesso meccanismo d’azione: l’aumentata disponibilità di serotonina in alcune aree cerebrali. Benchè oggi meno usati che in passato, in alcuni pazienti risultano ancora indispensabili gli antidepressivi triciclici come l’amitriptilina (Laroxyl®) o l’imipramina (Anafranil®). Questi farmaci sono molto efficaci ma presentano maggiori effetti collaterali rispetto agli SSRI (sovrappeso, alterazioni del ritmo cardiaco, ipertrofia prostatica). In casi particolari si usano ancora i sali di litio, noti ed utilizzati sin dai primi anni del ‘900. Gli effetti antidepressivi non sono immediati e richiedono almeno 2-4 settimane prima che compaiano i primi benefici. Il trattamento con antidepressivi è di lungo periodo (molti mesi) e va continuato per alcune settimane dopo la remissione dell’episodio depressivo. La sospensione deve essere graduale. Quando si sono ottenuti i primi miglioramenti ed il paziente è divenuto collaborativo, è possibile iniziare una psicoterapia a supporto della terapia farmacologica.A chi rivolgersi?
Psichiatra
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