sei nella sezione   Psiche
Pubblicato da Dott.ssa Sara Fordellone; Dott.ssa Marisa Scarabaggio
 

vai alla scheda di Marisa Scarabaggio

vai alla scheda di Sara Fordellone

Cos’è la dipendenza affettiva

Il concetto di dipendenza affettiva è abbastanza recente, nasce negli anni 70 sull’onta del successo di un libro della psicologa americana Robin Norwood “Donne che amano troppo”. E’ necessario premettere che in ogni legame profondo una certa quota di dipendenza è sempre presente ed ognuno di noi è in parte dipendente dagli altri; abbiamo tutti bisogno di riconoscimento ed approvazione da parte delle persone per noi significative. Nella dipendenza affettiva però il legame con l'altro mina il benessere psicofisico della persona assumendo caratteristiche patologiche. La dipendenza affettiva è una condizione relazionale patologica caratterizzata da assenza di reciprocità nella vita affettiva e nelle manifestazioni di essa all’interno della relazione. Rappresenta una modalità di vivere la relazione di coppia in cui la relazione diventa condizione necessaria senza la quale risulta impossibile o almeno molto difficile sopravvivere: l'altro diventa indispensabile per la propria esistenza. Nelle relazioni caratterizzate da dipendenza il soggetto sembra amare a senso unico, ama indipendentemente dall’amore che riceve, ama indipendentemente dal fatto che il suo amore sia o meno ricambiato. Inoltre, il dipendente si identifica completamente con il proprio oggetto d’amore: “se è felice lui, sono felice anche io”; “se non lo amassi più della mia stessa vita, poi lui mi lascerebbe!”, dimenticandosi del tutto di se stesso, dei propri obiettivi e desideri. Quando una relazione diventa patologicamente dipendente? Quando sono presenti questi sintomi:

  1. paura di perdere la persona amata,
  2. terrore della separazione,
  3. eccessiva devozione verso l’altro,
  4. isolamento,
  5. assenza di confini con il partner: la relazione diventa simbiotica,
  6. la persona sperimenta ansia e panico di fronte al minimo conflitto,
  7. incapacità di tollerare la solitudine,
  8. incapacità di soddisfare i propri bisogni perché subordinati a quelli dell’altro.

Chi è il dipendente affettivo

La dipendenza affettiva non presenta una classificazione ufficiale all’interno del DSM IV-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), tuttavia è possibile rintracciare le caratteristiche della persona che presenta dipendenza affettiva nel Disturbo di Personalità Dipendente. Tali caratteristiche sono:

  1. difficoltà a prendere decisioni senza richiedere rassicurazioni e consigli;
  2. difficoltà ad esprimere disaccordo verso gli altri per il timore di perdere l’approvazione;
  3. difficoltà ad iniziare progetti o a fare cose autonomamente per mancanza di fiducia nel proprio giudizio o nelle proprie capacità;
  4. si sente a disagio o indifeso quando è solo per timore esagerato di essere incapace di provvedere a se stesso;
  5. quando termina una relazione stretta, ricerca urgentemente un’altra relazione come fonte di accudimento e di supporto.


Il dipendente affettivo annulla se stesso, non considera i propri bisogni ma impiega sforzi ed energie esclusivamente per soddisfare quelli dell’altro. L’Analisi Transazionale (teoria psicologica ideata da Eric Berne negli anni cinquanta) illustra il meccanismo della codipendenza mediante il cosiddetto triangolo drammatico di Karpmann. Nella relazione dipendente le due persone sarebbero legate da un rapporto di codipendenza in quanto si scambierebbero alternativamente i ruoli di salvatore, persecutore e vittima. Chi si dedica ad accudire e a proteggere l’altro, vissuto come bisognoso e sofferente, inconsapevolmente non vuole che l’altro cambi poiché in questo caso rischierebbe di perdere il ruolo necessario alla propria identità di salvatore. Nei rapporti improntati alla codipendenza, dunque, non c’è spazio per percepire l’altro come persona diversa e separata da sé: a livello emotivo ed inconsapevole l'altro viene vissuto come estensione dei propri bisogni e strumentalizzato per riparare le insicurezze legate alla propria fragile identità.
La caratteristica principale delle persone dipendenti affettivamente è l’incapacità di farsi carico dei propri bisogni, e la tendenza a subordinarli a quelli dell’altro. Non riescono a prendersi cura di sé e a coltivare la propria crescita personale in quanto sono costantemente orientate verso i bisogni e le necessità del partner. Hanno scarsa stima di sé stessi e delle proprie risorse e credono che per ricevere amore sia necessario sottomettersi all’altro sacrificando ogni aspetto di sé. Hanno un’ atteggiamento negativo e critico verso se stessi, non si sentono all’altezza mentre attribuiscono agli altri qualità prevalentemente positive.
Il “dipendente affettivo” è ossessionato dall’idea del partner e dal timore che egli lo possa abbandonare; il partner diventa il “chiodo fisso” fino al punto di non riuscire a pensare ad altro, teme il cambiamento poiché questo potrebbe mettere a rischio il rapporto e determinare l’abbandono, rinuncia dunque ad ogni interesse personale sacrificandosi per il bene dell’altro. È inoltre incapace di vera intimità: lo stato di continua tensione, l’ansia di poter perdere il partner, il terrore dell’abbandono, la possessività, paradossalmente impediscono al dipendente affettivo di vivere uno stato di vera intimità e genuinità con l’altro. Inoltre, al fine di ottenere il bisogno di sicurezza emotiva di cui necessita, il dipendente affettivo esaspera gli atteggiamenti di possessività e controllo, cercando di “ spiare” non solo i comportamenti ma anche i pensieri del partner. Conseguentemente, la manipolazione diventa una strategia funzionale al bisogno di sicurezza: i ricatti affettivi possono essere frequenti, come pure gesti autolesivi o le minacce di suicidio.

Cause della dipendenza affettiva

La causa di questa problematica è da ricercare in esperienze non elaborate, avvenute nel passato: una probabile relazione fallimentare con una o più persone di riferimento nella vita dell’individuo che va assolutamente riconosciuta, elaborata ed interrotta. Secondo l’Analisi Transazionale siamo di fronte ad un meccanismo di svalutazione che induce le persone a minimizzare o ignorare aspetti di se stessi, degli altri e della vita reale. Per questo il dipendente affettivo giunge a delle conclusioni inerenti la sua dipendenza affettiva dal partner, che ignorano le informazioni della realtà svalutando lo stimolo, il problema e le “opzioni” disponibili per risolverlo. Non si da la possibilità di individuare alternative diverse da quelle presenti nella relazione simbiotica che vive e che risulta essere una copia fedele di ciò che ha imparato da bambino nella relazione con le figure genitoriali.
È all’interno di questa relazione che ogni essere umano costruisce l’immagine di sé e sviluppa capacità necessarie per entrare in relazione con gli altri. Se i genitori sostengono il bambino offrendogli cure ed affetto, lui potrà gradualmente costruire una buona stima verso di sé e vivrà se stesso come persona degna di amore; questo sentimento lo accompagnerà per tutta la vita e guiderà il suo modo di entrare in relazione con gli altri. Al contrario, il dipendente affettivo ha sviluppato un'idea di sé come persona indegna di amore e inadeguata. Si è quindi convinto, poiché non riconosciuto nei propri bisogni, che i suoi desideri non sono importanti e possono, anzi devono, essere messi da parte. Molto spesso queste persone hanno una storia passata di maltrattamenti fisici e psicologici, spesso sono stati vittime di abusi sessuali o molestie, o comunque hanno vissuto in contesti familiari in cui i loro bisogni sono stati negati o frustrati. Da adulti dunque tendono a negare i propri bisogni, manifestano una bassa autostima, sentimenti di vergogna ed umiliazione, la loro identità risulta particolarmente fragile e per questo necessita dell’altro per essere consolidata.

Trattamento della dipendenza affettiva

Come tutte le forme di dipendenza, quella affettiva è curabile con la psicoterapia. Spesso il soggetto arriva in terapia perché sta male a conclusione di una brutta storia d’amore ed il suo intento è quello di risanare la ferita per poi trovare la persona giusta. In realtà ciò che si comprende attraverso la terapia è che se non si svolge un lavoro necessario per un cambiamento sano, gli stessi vecchi modelli relazionali dell’amore si ripeteranno inevitabilmente. Il trattamento psicoterapeutico basato sulla terapia analitico transazionale ha l’obiettivo di far riconoscere alla persona i propri stili relazionali, valutando i costi e i benefici da una prospettiva obiettiva, dunque adulta. Una volta che la persona vede il suo modo di interagire e ha davanti a sé il significato di questi stili nel presente, può decidere di cambiare. Abbandonare le abitudini di dipendenza comporta gli stessi passaggi e problematiche che si affrontano durante lo svezzamento dalle droghe chimiche: la gestione dell’ansia nello smettere di utilizzare i vecchi schemi relazionali del passato, il riconoscere la dannosità delle relazioni che si sono costruite, affrontare la paura dell’abbandono, riconoscere i giochi distruttivi che alimentano la relazione disfunzionale, rafforzare i confini del Sé. Solo attraverso la consapevolezza, ancor più che in altri disagi, si potranno dissolvere quelle illusioni sull’amore in cui si è creduto e che si sono alimentate attraverso il rapporto “ tossico”, e forse solo allora si potrà essere liberi di amare. Secondo l’Analisi Transazionale di E. Berne attraverso la terapia ed un percorso di consapevolezza si potrà modificare il "copione" della propria vita deciso durante l’infanzia e riprendere i fili della trama per imparare a camminare sulle proprie gambe e finalmente condividere il proprio bisogno di amore con chi saprà offrire altrettanto. Uno dei concetti più importanti dell’A.T. è, infatti, quello di “Copione”. In sostanza durante l’infanzia decidiamo di tracciare una strada per la nostra vita, che in quel momento rappresenta la scelta più funzionale. Durante la vita adulta riproponiamo quelle strategie dell’infanzia anche quando queste si dimostrano inefficaci e dolorose. I presupposti dell’analisi transazionale sono che ogni persona può decidere cosa fare della propria vita, può prendere responsabilmente delle decisioni e può anche cambiarle responsabilmente quando non sono più funzionali. Diventandone consapevole, la persona può conoscere il proprio copione di vita e decidere di cambiarlo.

N&S Store prossimamente online

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.