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Pubblicato da Staff N&S

La cirrosi è una malattia degenerativa caratterizzata dalla progressiva perdita della funzionalità epatica, dalla comparsa di noduli all’interno dell’organo e dalla trasformazione del tessuto sano in tessuto fibrotico non vitale. Perché si possa parlare di cirrosi epatica, il fegato deve contenere sia i noduli che tratti di tessuto fibrotico. Il tessuto fibrotico altro non è che tessuto di riparazione (cicatrice) dopo che l’infiammazione ha distrutto il tessuto sano. I fenomeni che portano alla cirrosi sono di lunga durata (15-20 anni) e sono la conseguenza di una infiammazione protrattasi per anni. A causa della perdita di tessuto epatico sano e funzionante, il fegato diviene incapace di svolgere le sue funzioni, per esempio metabolizzare nutrienti, i farmaci e le sostanze che si formano continuamente nell’organismo. Quando ciò si verifica il paziente va incontro ad insufficienza epatica.

Cause di cirrosi

L’infiammazione epatica che porta progressivamente alla cirrosi è riconducibile a differenti cause, anche se l’abuso cronico di alcol (etilismo) e le infezioni virali (epatite virale) sono responsabili di oltre l’80% di tutte le cirrosi:

  1. epatite virale;
  2. abuso cronico di alcol (etilismo);
  3. accumulo di grasso nel fegato (fegato grasso o steatosi epatica);
  4. malattie ereditarie (emocromatosi, morbo di Wilson, etc);
  5. epatite autoimmune;
  6. epatite da esposizione a sostanze tossiche (pesticidi, cloruro di vinile, etc)

 

Cirrosi e alcol

L’etilismo è la prima causa di cirrosi in molti paesi del mondo. Il 15-20% dei forti bevitori sviluppa nel corso degli anni cirrosi. Poiché non tutti i bevitori sviluppino la malattia, si ipotizza che esista anche una maggior predisposizione di questi soggetti all’infiammazione epatica. L’alcol in se è moderatamente tossico, ma proprio nel fegato è metabolizzato in acetaldeide, una sostanza che danneggia gravemente ed irrimediabilmente le cellule epatiche. La presenza di acetaldeide nel fegato accende quindi l’infiammazione e se l’apporto di alcol persiste il fegato è esposto ad un “fuoco” continuo. Un consumo di vino superiore ad un litro/giorno nei maschi e mezzo litro/giorno nelle donne induce un elevato rischio di sviluppare cirrosi nei 20 anni successivi. La probabilità di cirrosi aumenta progressivamente con il consumo di alcol.

Cirrosi ed epatite virale

I virus attualmente noti per la loro capacità di infettare il fegato in modo cronico sono 3: il virus dell’epatite B, il virus dell’epatite C e quello dell’epatite Delta. La trasmissione di questi virus avviene per contagio con sangue infetto, o più raramente con liquidi e secrezioni provenienti da soggetti infetti. Dei tre virus, quello dell’epatite C è maggiormente responsabile di danno epatico.

Cirrosi: sintomi e diagnosi

Nelle fasi iniziali i sintomi della cirrosi sono lievi o assenti. La malattia può passare quindi inosservata per anni. I primi sintomi sono vaghi e non specifici: stanchezza, facile affaticabilità, perdita di peso, diarrea alternata a stipsi e meteorismo. Molti pazienti presentano anche prurito generalizzato per eccesso di bilirubina nel sangue e nella cute. La pelle e assume colorito giallastro (ittero), con frequente caduta di peli pubici ed ascellari. Molti pazienti presentano arrossamento delle palme delle mani (eritema palmare) e dilatazione dei capillari cutanei superficiali al tronco ed alle braccia che assumono una forma a ragno (spider nevi) (figura 1).

Figura 1. Segni di cirrosi epatica: in (A) accumulo di bilirubina nella cute e nella sclera (ittero); in (B) eritema palmare; in (C) dilatazione a forma di ragno dei capillari di superficie a (spider nevi). Immagini A e B da http://hepbblog.org/tag/palmar-erythema segni di cirrosi epatica

Cirrosi: complicanze

Le principali complicanze della cirrosi epatica sono quattro:

  1. aumento della pressione sanguigna nella vena porta (ipertensione portale);
  2. accumulo di liquidi nell’organismo (edemi, ascite);
  3. emorragia digestiva per rottura delle vene nella parte bassa dell’esofago;
  4. encefalopatia epatica;
  5. carcinoma epatico.

L’emorragia digestiva e l’encefalopatia epatica sono complicanze potenzialmente letali se non adeguatamente trattate per tempo. I pazienti con cirrosi epatica vanno facilmente incontro al tumore del fegato (epatocarcinoma) e devono quindi essere monitorati con ecografie periodiche.

Cirrosi: trattamento

Il trattamento della cirrosi è di tipo essenzialmente preventivo se la diagnosi è stata fatta nelle fasi iniziali di malattia. Esso è finalizzato ad arrestare o rallentarne la progressione. Poiché il danno epatico prodotto nel corso degli anni è irreversibile, più precoci sono la diagnosi e i trattamenti più “fegato viene salvato”. Nei bevitori va abolito l’alcol e va adottata una dieta appropriata, moderatamente iperproteica, con poco sale (iposodica) e pochi grassi. Nelle fasi avanzate di malattia o quando la ritenzione idrica diviene evidente, il paziente diventa anoressico ed ha disgusto per il cibo. In questa fase l’apporto proteico deve essere più modesto, il sale va ulteriormente ridotto e l’assunzione di liquidi (acqua, brodini etc) va ridotta a meno di 1 litro al giorno. Se il paziente presenta una epatite virale con segni di replicazione attiva, si può somministrare interferon, da solo o in associazione ad altre sostanze (ribavirina, lamivudina, tenofovir etc) a seconda del virus coinvolto nell’infezione. La combinazione di questi farmaci inibisce la replicazione virale e può quindi bloccare la progressione verso la cirrosi. Nelle epatiti autoimmuni si somministrano derivati del cortisone ed azatioprina.

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