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Pubblicato da Dr. Fulvio Cacciapuoti
 

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Il cuore si contrae circa 70 volte per minuto. L’ attività contrattile avviene per effetto di  una debole corrente elettrica generata da particolari cellule cardiache (cellule pacemaker). L’elettrocardiogramma (ECG) è un esame, incruento, della durata di pochi minuti, attraverso il quale avviene la registrazione su carta millimetrata delle correnti elettriche che si generano e si propagano  durante la contrazione ed il rilasciamento del muscolo cardiaco.

L’esame fu introdotto  nel 1903 dal fisiologo olandese Einthoven che, per questa scoperta, ricevette il premio Nobel. Esso può essere eseguito, oltre che a riposo, anche durante uno sforzo fisico (ECG da sforzo), per svelare alterazioni elettriche indicative di un “sofferenza” del muscolo cardiaco e non evidenti a riposo.

Come si esegue l'elttrocardiogramma

L’esame viene eseguito di solito in ambulatorio. Il cardiologo applica degli elettrodi in punti precisi del torace. Questi  ricevono gli impulsi elettrici originati dal cuore e li inviano all’elettrocardiografo,  sotto forma di onde elettriche. Queste, a loro volta, vengono registrate su carta millimetrata generando il tracciato elettrocardiografico. L’esame di questo tracciato fornisce, in mani esperte, dati importanti  sulla funzionalità cardiaca.

A cosa serve l’elettrocardiogramma

L’ECG serve per identificare i disturbi nella formazione e nella propagazione degli impulsi elettrici all’interno del cuore. In questo contesto, esso rimane ancora un esame di fondamentale importanza per lo studio delle aritmie cardiache. Ma l’ECG fornisce significative informazioni nella cardiopatia ischemica cronica e nella sua più temibile complicanza, l’ infarto miocardico acuto. L’esame è utile pure nel monitoraggio dei pazienti che abbiano subito un precedente episodio infartuale. Infine, l’ECG è utile per evidenziare squilibri elettrolitici o un’ intossicazione da sostanze (anche farmaci) dannose per il cuore.

Nel sospetto di infarto acuto, l’esame viene eseguito (di solito) nei Reparti di Medicina d’Urgenza, in concomitanza con specifiche analisi di laboratorio (CPK, mioglobina, troponina), per escludere o confermare la presenza di un infarto in soggetti ricoverati per un dolore toracico acuto (figura 1).

Figura 1. Tracciato ECG in paziente con infarto acuto in sede inferiore (sinistra) rispetto ad un ECG normale (destra).
elettrocardiogramma
Nei pazienti che abbiano subito un infarto, l’indagine si rivela invece utile allo scopo di verificare l’estensione del tessuto cardiaco colpito dall’infarto (aree di necrosi) e per verificare la validità della terapia praticata.

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