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Pubblicato da Staff N&S

La vitamina D è una vitamina liposolubile necessaria per l'assorbimento intestinale del calcio e la sua fissazione nelle ossa. Essa svolge inoltre un ruolo importante nel mantenimento delle concentrazioni di fosforo e calcio nel sangue. Più recentemente sono state scoperte importanti funzioni della vitamina D nella differenziazione cellulare e nell'immunità ed essa è attualmente considerata una sostanza con effetti di tipo ormonale. Con il termine di vitamina D si intendono in realtà due differenti sostanze: la vitamina D2, detta anche ergocalciferolo, e la vitamina D3, detta anche colecalciferolo.

Fabbisogno della vitamina D

La Società Italiana di Nutrizione Umana consiglia un apporto medio di 15 microgrammi al giorno di vitamina D. Fanno eccezione i soggetti anziani (oltre 75 anni), nei quali sono consigliati 20 microgrammi al giorno ed i lattanti, nei quali sono consigliati 10 microgrammi al giorno. La vitamina D è accumulata nel fegato ed è rilasciata lentamente e con regolarità nel sangue, per cui non è necessario introdurla tutti i giorni con gli alimenti.

Fonti di vitamina D

La vitamina D origina nell'uomo da due diverse fonti:
1) endogena, prodotta cioè per trasformazione del colesterolo in vitamina D3 sotto l'influenza dei raggi ultravioletti presenti nella luce solare;
2) esogena, introdotta cioè con l'alimentazione.
La maggior parte (80%) della vitamina D proviene dalla via esogena. Per questa ragione è opportuna una adeguata esposizione alla luce solare. Ed è sempre per questa ragione che le popolazioni nordiche, poco esposte alla luce solare, sono a maggior rischio di deficit di vitamina D.

Alimenti ricchi di vitamina D

Poiché essa si accumula nel fegato di tutti gli animali, questo organo è molto ricco di vitamina D. Particolarmente ricco di vitamina D è il fegato di merluzzo, da cui l'uso dell'olio di fegato di merluzzo fino al 1950 per prevenire il rachitismo nei bambini, il pesce azzurro (sgombro, salmone, sarde) il fegato degli animali (fegato di pollo, di mucca, di cavallo etc), il tuorlo d'uovo, il latte intero ed il burro.

Deficit di vitamina D

La carenza di vitamina D determina una decalcificazione ossea. Se la carenza si verifica nel bambino si determina la malattia nota come rachitismo. Se invece si verifica nell'adulto, si determina la malattia nota come osteomalacia. In entrambi i casi compaiono deformazioni ossee accompagnate da aumento dei livelli ematici di paratormone e fosfatasi alcalina, riduzione del livello di fosforo nel sangue con valori del calcio che però possono rimanere normali o solo lievemente ridotti. Nei paesi industrializzati il rachitismo del bambino è stato sconfitto grazie alla somministrazione preventiva di farmaci a base di vitamina D (es. Dibase, Natecal, Rocaltrol, etc). Nell'anziano invece si possono ancora oggi verificare carenze di vitamina D, sia a causa di un cattivo assorbimento intestinale di questa vitamina sia per la scarsa esposizione al sole. Inoltre l'assunzione di alcuni farmaci riduce le concentrazioni di vitamina D nel sangue.

Eccesso di vitamina D (ipervitaminosi D)

La somministrazione di dosi eccessive di vitamina D può provocare intossicazione. I sintomi da intossicazione di vitamina D sono la cefalea, la mancanza di appetito, il vomito, i crampi muscolari, e le alterazioni idro-elettrolitiche, con aumento della calcemia. Nei casi gravi si può verificare accumulo di calcio (calcificazione) negli organi interni, in particolare nei reni, nel cuore e nei vasi sanguigni.

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