sei nella sezione   Psiche
Pubblicato da Dott.ssa Sara Fordellone; Dott.ssa Marisa Scarabaggio
 

vai alla scheda di Marisa Scarabaggio

vai alla scheda di Sara Fordellone

Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata, o Binge Eating Disorder (BED) secondo la definizione americana, è stato descritto per la prima volta nel 1959 dallo psichiatra americano Albert Stunkard per illustrare le caratteristiche di un sottogruppo di pazienti con obesità che riportava episodi ricorrenti di alimentazione eccessiva e incontrollata. La sua esistenza come disturbo dell'alimentazione distinto dalla bulimia è stata però ignorata fino alla seconda metà degli anni ottanta. Solo a partire dal 1994 il BED è stato descritto in modo chiaro ed esaustivo ed inserito nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) all'interno del vasto gruppo dei Disturbi dell'Alimentazione Non Altrimenti Specificati. Nel 2013 il disturbo è stato riconosciuto come categoria diagnostica distinta anche dalla 5 Edizione del DSM (DSM-5). Le persone che soffrono di questo disturbo si abbuffano, ma non usano in modo regolare comportamenti di compenso, non seguono una dieta e tendono a mangiare in eccesso anche al di fuori delle abbuffate. Ciò spiega perché nella maggior parte dei casi sia presente una condizione di sovrappeso o di obesità. In molti casi è tuttavia presente un'eccessiva importanza attribuita al peso e alle forme corporee.

Come si manifesta

Una persona affetta da Binge Eating Disorder presenta degli episodi ricorrenti di alimentazione incontrollata. Questi episodi sono chiamati nel linguaggio comune abbuffata. In che cosa consiste un episodio di abbuffata?

1) mangiare, in un periodo definito di tempo, ad esempio due ore, un quantitativo di cibo chiaramente più abbondante di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe in un periodo simile di tempo e in circostanze simili;
2) sensazione di perdita del controllo durante l'episodio, cioè la sensazione di non riuscire a fermarsi o a controllare cosa e quanto si sta mangiando.

disturbi-alimentazione-incontrollataGli episodi di alimentazione incontrollata sono delle abbuffate che possono presentare tre o più di queste caratteristiche: 1) mangiare più velocemente del normale; 2) mangiare fino a quando ci si sente spiacevolmente sazi; 3) mangiare grandi quantitativi di cibo anche se non ci si sente fisicamente affamati; 4) mangiare da soli a causa dell'imbarazzo o vergogna per quanto si sta mangiando; 5) sentirsi disgustato verso se stesso, depresso o molto in colpa dopo le abbuffate.


È inoltre presente in chi soffre di questo disturbo un marcato disagio riguardo al mangiare in modo incontrollato. Le persone affette sono molto preoccupate per il loro comportamento, se ne vergognano e lo giudicano un grave problema, sia per la sensazione di perdita di controllo, sia per le conseguenze che le abbuffate hanno sul peso corporeo e sulla salute.

I sintomi

I sintomi in base ai quali si può capire se si soffre di binge eating disorder sono: 1) abbuffate simili a quelle presenti nella bulimia nervosa oppure frequenti pasti o spuntini nel corso della giornata, più o meno consistenti, che si susseguono in continuazione; 2) assenza di vomito provocato volontariamente, motivo per cui le persone che soffrono di BED tendono, con il passare dei mesi e degli anni, ad evolvere verso forme di obesità di grado variabile; 3) presenza di un senso di vergogna, anziché di colpa, per il fatto di non riuscire a controllare la propria alimentazione. Le persone con disturbo da alimentazione incontrollata non presentano quasi mai un peso normale. La probabilità di soffrire di questo disturbo pare aumentare con l'aumentare della gravità dell'obesità dell'individuo.

Le cause

Non vi è un solo fattore responsabile dell'insorgenza di un problema alimentare, piuttosto è necessario considerare un insieme di fattori fisici, ambientali e di personalità. I fattori di rischio sono gli stessi per tutti i disturbi del comportamento alimentare e sono:

  1. la presenza di un membro della famiglia a dieta per un qualsiasi motivo;
  2. critiche di familiari su alimentazione, peso o forme corporee;
  3. episodi di vita in cui si è stati presi in giro sull'alimentazione, il peso o le forme corporee;
  4. obesità dei genitori;
  5. obesità personale nell'infanzia;
  6. frequentazione di ambienti che enfatizzano la magrezza (es. danza, moda, sport);
  7. disturbi dell'alimentazione in famiglia.

Ci sono aspetti di personalità che si riscontrano nei pazienti affetti da disturbo dell'alimentazione, che fanno sì che coloro che ne sono portatori siano più esposti di altri a sviluppare un disturbo dell'alimentazione. Una persona sarà tanto più a rischio di sviluppare un disturbo da alimentazione incontrollata se: 1) ha uno scarso concetto di sé (bassa autostima); 2) non ha fiducia in se stessa; 3) ha scarsa consapevolezza delle proprie emozioni; 4) è eccessivamente perfezionista; 5) tende ad estremizzare le cose, cioè "vede tutto bianco o tutto nero"; 6) non conosce le mezze misure, manifesta comportamenti impulsivi o comportamenti ossessivi; 7) tende ad attribuire importanza eccessiva al peso ed alla forma del proprio corpo.

Conseguenze

Il disturbo da alimentazione incontrollata influenza la vita della persona che ne soffre sia da un punto di vista fisico che da un punto di vista psicologico e sociale. Possono esserci delle complicazioni mediche che sono di solito secondarie allo stato di obesità (es. ridotta aspettativa di vita, diabete, malattie cardiovascolari, apnee notturne, certi tipi di cancro, dislipidemia, colelitiasi e ipertensione arteriosa). Di solito i problemi legati al fisico richiedono la normalizzazione del peso, dell'alimentazione e, se presenti, la sospensione dei comportamenti di compenso (es. uso improprio di lassativi e diuretici). Dal punto di vista psicologico le persone sono spesso depresse o stressate a causa del problema alimentare, e possono presentare isolamento sociale, poiché si vergognano del proprio stile alimentare o per il fatto di essere in condizione di sovrappeso o di obesità.

Trattamento

Il trattamento del Disturbo da Alimentazione Incontrollata richiede un approccio multidisciplinare; è dunque necessario l'intervento coordinato di varie figure professionali per la presa in carico globale del paziente. Tale approccio permette di definire un piano alimentare adeguato per affrontare le implicazioni organiche del disturbo attraverso l'intervento del nutrizionista e pianificare un percorso psicologico finalizzato a correggere i comportamenti tipici del disturbo e i modelli mentali ad esso associati. La psicoterapia si è dimostrata necessaria nel trattamento di questo disturbo. Dato che le condotte alimentari patologiche della persona che soffre di BED sono il risultato di un malessere psicologico di cui il sintomo manifesto è l'abbuffata, è fondamentale che il paziente, attraverso un percorso terapeutico, affronti ed elabori le dinamiche psicologiche sottostanti ai sintomi, così da poter mobilitare le risorse che possiede ma di cui non è pienamente consapevole e riappropriarsi del potere di compiere scelte positive e funzionali al proprio benessere.
L'obiettivo della psicoterapia è ridefinire il rapporto patologico che il paziente ha con il cibo, fornendogli strumenti adeguati per reagire agli stimoli della vita quotidiana, aiutando il paziente a modificare l'idea irrazionale che sta alla base del disturbo, ovvero che il peso e le forme corporee costituiscono l'unico o il principale fattore in base al quale stimare il proprio valore personale.
La persona arriva gradualmente a gestire il proprio sintomo sostituendolo con comportamenti più adeguati ed a riconoscere e modificare alcune modalità di pensiero problematiche che favoriscono il mantenimento della patologia alimentare (come: bassa autostima, scarsa consapevolezza delle proprie emozioni, tendenza al perfezionismo, comportamenti ossessivi). Il coinvolgimento del paziente alla terapia è indispensabile per la riuscita della cura e questo spesso rappresenta la difficoltà più grande poiché i pazienti difficilmente riconoscono di essere affetti da questo disturbo, mostrando una scarsa percezione della patologia. È inoltre importante che nel percorso terapeutico vengano affrontate le preoccupazioni e i pensieri disfunzionali che scatenano le abbuffate, in genere pensieri che coinvolgono un immagine negativa di sé e credenze d non farcela e non essere all'altezza. Il terapeuta, utilizzando le sue capacità di ascolto, di empatia e costruendo una relazione positiva e collaborativa con il paziente, deve aiutare quest'ultimo a far emergere i suoi sentimenti problematici spesso repressi, tra cui:

  1. bisogno di approvazione;
  2. paura del giudizio degli altri;
  3. sentirsi fuori posto e non all'altezza;
  4. sentimenti di solitudine ed isolamento;
  5. difficoltà a fidarsi degli altri e a credere nelle relazione.


In conclusione, nel trattare un paziente con BED, bisogna considerare che i sintomi tipici quali l'aumento di peso e le abbuffate sono solo la parte emergente di un iceberg; al di sotto della superficie c'è una struttura complessa di pensieri, sentimenti ed emozioni che contribuiscono a determinare e mantenere il disturbo. Scopo principale della psicoterapia è aiutare il paziente a dare significato a questi elementi ed imparare a fare scelte responsabili e in linea con uno stile di vita sano e soddisfacente.

A chi rivolgersi?

Nutrizionista (Valutazione nutrizionale e terapia dietetica)

Psicologo (Valutazione iniziale e psicoterapia di lungo periodo)

La lettura dell'articolo non sostituisce il parere del medico

CERCHI UNO SPECIALISTA
NELLA TUA ZONA?

N&S Store prossimamente online

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.