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Pubblicato da Staff N&S
Il disturbo da deficit dell'attenzione ed iperattività (Attention Deficit Hyperactivity Disorder-ADHD-) è un disturbo dell'attenzione associato ad irrequietezza ed impulsività. Per disattenzione si intende la incapacità di concentrarsi per tempi adeguati a svolgere un determinato compito; per irrequietezza si intende l'incapacità di controllare i movimenti del corpo (stare seduti, non muovere gambe e braccia, etc); per impulsività si intende la incapacità a controllare le proprie azioni (aspettare il proprio turno per parlare, rispondere a domande senza riflettere, etc). Il disturbo inizia generalmente in età scolare, fra i 5 ed i 7 anni. I maschi sono circa 6 volte più colpiti rispetto alle femmine. In Italia la ADHD interessa il 5-7% dei bambini delle elementari. Il disturbo fu osservato per la prima volta agli inizi del '900 dal neuropsichiatra inglese Still, che annotò comportamenti abnormi in un gruppo di bambini, descritti come: "dotati di scarso controllo dei propri comportamenti, di eccessiva impulsività, difficoltà a mantenere l'attenzione e facile distraibilità". Questa primitiva descrizione può essere ancora oggi considerata esauriente sotto il profilo diagnostico e clinico poiché pone l'accento sui tre disturbi cardine della ADHD: a) l'incapacità di rimanere immobili (iperattività); b) l'incapacità di controllare i pensieri, le parole ed i comportamenti (impulsività); 3) la difficoltà nel mantenere un adeguato livello di attenzione (attentività).
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Come si presenta il bambino con ADHD?

I bambini affetti da ADHD sono persistentemente agitati, incapaci di stare fermi. Tanto più la circostanza è noiosa e richiede attenzione (per esempio fare compiti in classe), maggiore è l'incapacità di mantenere sia il controllo del movimento sia la concentrazione. Durante i compiti il bambino muove le gambe e le braccia in continuazione, cambia posizione, sostituisce quaderni e penne. Se il compito è svolto in presenza di un insegnante e vengono fissate delle regole, per esempio non fare rumore ed iniziare dal primo esercizio per passare al secondo solo dopo che il primo è stato terminato, il bambino con ADHD è incapace di seguire le regole imposte, sia quella del silenzio sia quella della sequenza degli esercizi. Nei giochi di gruppo non è amato dai compagni poiché tende a prevaricare e a non rispettare le regole del gioco.

La diagnosi di ADHD

La diagnosi si basa sull'analisi dei comportamenti in quattro diversi contesti: 1) casa; 2) scuola; 3) giochi di gruppo; 4) situazioni sociali occasionali. Si dice che il bambino è affetto da ADHD quando siano presenti almeno 6 sintomi in tre diverse aree, persistenti da almeno sei mesi e comparsi prima del settimo anno di età (tabella 1). Nella metà dei bambini con ADHD si associano disturbi dell'apprendimento, per esempio la difficoltà di lettura del testo scritto (dislessia), la difficoltà nell'eseguire calcoli matematici (discalculia) e nella corretta scrittura delle lettere dell'alfabeto (disortografia). Nei soggetti nei quali l'impulsività è il sintomo prevalente, i comportamenti sociali con i compagni di gioco risultano inappropriati (disturbi della condotta), fino a sfociare in forme di comportamento oggettivamente aggressive ed antisociali. Per tale ragione questi bambini non sono compagni di gioco desiderabili e sono spesso esclusi.
Tabella 1. La Diagnosi di ADHD 
Attenzione Impulsività Iperattività
Si distrae facilmente, dimentica le cose e non fa caso ai dettagli; passa con frequenza e rapidamente da un’attività all’altra. Interrompe continuamente gli adulti o i compagni di gioco, intromettendosi sia nelle conversazioni sia nel gioco. Quando è seduto si agita e si muove continuamente sulla sedia
Non riesce a focalizzarsi sui compiti assegnati Ha difficoltà ad attendere il proprio turno. Fatica a rimanere seduto in condizioni usuali per i suoi coetanei.
Fatica ad imparare e a portare a compimento i compiti Risponde in anticipo ed in modo non appropriato a domande non ancora complete Si muove in continuazione (è motorizzato)
Fa fatica a fare i compiti a casa (perde il diario, i quaderni,  le penne). Si lancia in attività pericolose, senza riflettere sulle possibili conseguenze per sè o per gli altri Non riesce a svolgere un compito in silenzio
Si annoia rapidamente per un'attivita che ha intrapreso da pochi minuti   Passa da una parte all'altra della classe o di qualsiasi ambiente in cui si trova  muovendo tutti gli oggetti.
 Da l'impressione di non stare a sentire quando gli si parla    Parla in continuazione
 Gli è difficile elaborare le informazioni e fa più fatica dei coetanei a capire.    
 Lo si vede spesso assente o confuso    
 Fa fatica a portare a termine un compito    

Conseguenze della malattia nell'età adulta

Se il bambino non è adeguatamente trattato, i sintomi persistono nell'adolescenza e nell'età adulta. L'evoluzione della malattia non è ancora del tutto nota, ma raramente la guarigione è spontanea, completa e senza conseguenze in età adulta. Gli adolescenti con ADHD sono altamente impulsivi, poco inclini alla riflessione e ad entrare in contatto emotivi con gli altri. La scarsa empatia, in associazione all'impulsività, è in grado di minare totalmente la normale vita di relazione con gli amici ed il partner. In questo contesto psicologico e sociale la probabilità di comportamenti impropri o illegali, l'uso di droghe e di alcol e la noncuranza per le regole ed i divieti sono molto frequenti. Il risultato è che una elevata percentuale di adulti con ADHD ha precedenti penali per violenza fisica, per reati contro il patrimonio, per alcolismo, uso di droghe e comportamenti a rischio (guida pericolosa etc). La difficoltà ad instaurare e mantenere amicizie è molto elevata. La vita di coppia è frequentemente compromessa e la percentuale di separazioni molto elevata.

 

Anche la vita lavorativa è compromessa a causa delle difficoltà a compiere i normali percorsi scolastici e ad acquisire le abilità mentali ed organizzative necessarie all'espletamento di compiti ordinari. Il deficit attentivo e l'impulsività possono persistere anche in età adulta. Quando permane, quest'ultima è tenuta sotto controllo dall'adulto con grande difficoltà e solo nella consapevolezza dei danni sociali che essa ha prodotto nel passato. Ciò potrebbe spiegare anche l'esplosività di molti adulti con ADHD, che si sentono perennemente sotto pressione. Negli adolescenti e negli adulti con ADHD sono spesso frequenti altri disturbi psichici, a volte in conseguenza delle delusioni scolatiche ed affettive, altre volte come vere e proprie patologie associate al disturbo primario. Le patologie psichiche che più frequentemente si associano all'ADHD sono : 1) i disturbi d'ansia (attacchi di panico; disturbo ossessivo compulsivo etc); 2) i disturbi dell'umore (depressione e disturbo bipolare); 3) le tossicodipendenze (alcol, cocaina, amfetamine). Più rara è l'associazione con i disturbi della personalità.

Trattamento

Nei casi lievi sono sufficienti gli interventi psicoeducativi e comportamentali. Sono coinvolti in questi interventi, oltre al bambino, i genitori (parent training) e gli insegnati. Nelle forme di grado moderato-severo si richiede un approccio multimodale, un approccio cioè che combina gli interventi psicoeducativi di cui sopra, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale specifica, con la terapia farmacologica. La terapia farmacologica prevede l'uso di psicostimolanti (metilfenidato, pemolina e destranfetamina) per aumentare il livello di attenzione del soggetto. Prima di somministrare questi farmaci è necessario eseguire un tracciato elettroencefalografico per valutare il rischio di convulsioni. Gli effetti del farmaco devono essere costantemente monitorati da un neuropsichiatra infantile esperto, fino a raggiungere il dosaggio ottimale (benefici nettamente superiori rispetto agli effetti collaterali). Nonostante le polemiche circa l'uso degli psicostimolanti nei bambini affetti da ADHD, la Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza ne raccomanda vivamente l'uso nei casi appropriati.

 

Approfondimenti

Linee Guida della Società Italiana di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'Adolescenza  sull'uso dei farmaci psicostimolanti nell'ADHD

 

A chi rivolgersi?

Neuropsichiatra dell'infanzia (diagnosi, eventuale terapia farmacologica e monitoraggio)

Psicologo (psicoterapia e counseling familiare)

La lettura dell'articolo non sostituisce il parere del medico

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