Le ragadi o fissure anali sono lacerazioni della mucosa dell'ano e possono essere occasionali o croniche. Nella maggior parte dei casi si tratta di pazienti affetti da stitichezza cronica e di solito esse guariscono se si ottiene la guarigione della stipsi e l'emissione di feci morbide. La ragade è visibile nella maggior parte dei casi sul bordo dell'ano. Nelle forme croniche può essere visibile anche un piccolo rigonfiamento subito sopra la ragade, detto papilla anale ipertrofica.
Ragadi anali: cause
Nella maggior parte dei casi la ragade è la conseguenza del passaggio di feci troppo dure e voluminose e di un eccessivo tono della muscolatura (sfintere anale), che non si dilata sufficientemente. I casi di ragadi anali in soggetti affetti da diarrea cronica sono rari ma possibili: in questo caso la lacerazione è dovuta al contatto fra mucosa anale e sostanze irritanti presenti nelle feci liquide. Negli ultimi anni gli specialisti proctologi hanno attribuito importanza crescente al ruolo svolto da un eccessivo tono della muscolatura anale. Se la lesione è più interna e non visibile ad una ispezione superficiale, si deve sospettare una malattia infiammatoria del colon (es. morbo di Crohn).
Ragadi anali: sintomi e diagnosi
Il sintomo cardine della ragade anale è il dolore, sia durante che dopo la defecazione. Esso può essere anche spontaneo nella fasi avanzate di malattia, per esempio durante la notte. Il dolore induce nel paziente il timore della defecazione, e ciò determina un circolo vizioso: procrastinando lo stimolo della defecazione le feci perdono acqua e diventano più dure. Il dolore può essere di tale gravità da impedire l'esame proctologico senza l'applicazione di un blando anestetico. Il secondo segno clinico è l'emissione di sangue rosso viso durante la defecazione. Diversamente dall'emissione del sangue emorroidario, quello delle ragadi non è mai zampillante e forma piuttosto striature rosse sulle feci. Il prurito anale, anche grave, è presente in una quota rilevante di pazienti.
Ragadi anali: cura
La terapia delle ragadi anali si basa sulla regolarizzazione delle abitudini intestinali con l'adozione di una dieta ricca fibra alimentare ed eventualmente con l'uso di integratori a base di fibra (Psyllium) o di uno sciroppo contenete lattulosio (es. Laevolac®). Queste sostanze rendono le feci morbide e soffici al transito. Risulta inoltre utile l'applicazione locale di creme a base di nitroglicerina per rilassare lo sfintere anale (es. Rectogesic® pomata rettale). Se non si ottengono risultati soddisfacenti bisogna asportare chirurgicamente la ragade, la papilla ipertrofica e la cripta adiacente.
A chi rivolgersi?
Gastroenterologo
Proctologo
La lettura dell'articolo non sostituisce il parere del medico