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Pubblicato da Staff N&S

Per ipertensione si intende l’aumento della pressione del sangue nelle arterie, cioè l'aumento della pressione arteriosa. Il valore da non superare è di 140 mm di mercurio (mm Hg) per la massima e di 90 mm Hg per la minima. Se i valori sono compresi fra 130 e 140 per la massima e fra 85 e 90 per la minima, si dice che il soggetto tende ad avere la pressione alta ma non si parla ancora di ipertensione. Affinché sia presente ipertensione è sufficiente che uno solo dei due valori (o la massima o la minima) sia oltre il limite massimo. Quindi, se un soggetto ha una pressione di 130/97 mm Hg si dirà che è iperteso, anche se ad essere elevata è solo la minima.

Cause di ipertensione (pressione alta)

In circa il 90% dei casi non si riesce ad individuare alcuna causa responsabile di aumento della pressione sanguigna. In questi casi si parla di ipertensione primaria o essenziale. E' probabile che l’aumento della pressione sia da ricondurre sia a fattori costituzionali (es. predisposizione genetica) sia a stili di vita scorretti (es. fumo, dieta ricca di sale, sedentarietà). Nel rimanente 10% dei casi è possibile individuare condizioni mediche di sottofondo che fanno aumentare la pressione arteriosa: in questi casi si parla di ipertensione secondaria. Per esempio, molte malattie renali (es. glomerulonefrite cronica, tumori renali, etc) danno come sintomo un aumento della pressione arteriosa. Vi sono poi i casi di ipertensione associata all’assunzione di alcuni farmaci: per esempio l’assunzione di cortisone. L’ipertensione è anche presente in alcune malattie endocrine (es. la sindrome di Cushing).

Sintomi dell’ipertensione (pressione alta)

I sintomi della pressione alta sono estremamente vari e vaghi. Alcuni sono facilmente identificabili mentre altri diventano apparenti solo dopo molti anni da quando l’ipertensione è iniziata. In linea generale, se l’ipertensione è lieve (minore 160 mm Hg di massima) i sintomi possono essere del tutto assenti. In genere i pazienti ipertesi possono riferire ronzii auricolari, soprattutto la sera, capogiri, disturbi della vista, mal di testa e, nei casi più gravi, emorragie nasali. Se l’ipertensione compare durante la menopausa, la donna può avvertire vampate di calore particolarmente accentuate e cardiopalmo.

Conseguenze dell’ipertensione (pressione alta)

Poiché nella maggior parte dei casi il riscontro di pressione alta avviene casualmente durante un controllo medico, può accadere che l’ipertensione sia presente già da molti anni al momento della diagnosi. Il primo segno clinico di ipertensione di lunga data è l’aumento del volume del cuore, in particolare del ventricolo sinistro. L’aumentata pressione arteriosa danneggia inoltre i capillari sia della retina che del rene. Nel primo caso sia ha malattia della retina, che può compromettere la vista, mentre nel secondo caso si può avere comparsa di proteine nelle urine per incapacità del rene di filtrare correttamente l’urina. L’ipertensione è inoltre un potente fattore di rischio cardiovascolare, facilita cioè la comparsa di infarto cardiaco, ictus ed emorragie cerebrali.

Cure e trattamento dell’ipertensione

Il tipo di trattamento da utilizzare dipende dalle caratteristiche del paziente (età, malattie in corso etc) e dal tipo e gravità dell’ipertensione. Per esempio, se l’ipertensione è lieve (es. 150/95) ed il soggetto è giovane e sovrappeso, è sufficiente iniziare una dieta dimagrante per ridurre il peso corporeo. Una riduzione del peso del 10-15% riduce di circa 10 mm Hg la massima e di circa 4-5 mm Hg la minima. La dieta per la pressione alta deve contenere poco sale (dieta iposodica). Va inoltre abolito il fumo di sigaretta, mentre vino e caffè devono essere ridotti al minimo. Inoltre, una regolare attività fisica aiuta a riportare la pressione sanguigna entro i valori di normalità. Se i valori di partenza sono abbastanza elevati, è necessario somministrare anche alcuni farmaci che riducono la pressione del sangue. I farmaci che riducono la pressione arteriosa sono chiamati farmaci anti-ipertensivi.

Farmaci anti-ipertensivi

Salvo controindicazioni, i farmaci da usare in prima battuta per la pressione alta sono i diuretici che, facendo aumentare l’eliminazione dell’acqua con le urine (diuresi), determinano una importante riduzione della pressione. Molto spesso questi farmaci sono associati ad altre sostanze, per esempio gli ACE- inibitori (es. captopril, enalapril, ramipril, etc) e gli antagonisti del recettore dell’angiotensina II, detti anche sartani (es. irbesartan, losartan, valsartan etc). La combinazione di un diuretico più un ACE-inibitore o un sartano è in grado di ridurre la pressione nella maggior parte dei pazienti. Se queste associazioni non possono essere utilizzate o non sono tollerate dal paziente, esistono altre due classi di farmaci anti-ipertensivi molto potenti: i beta-bloccanti (es. atenololo, bisoprololo, carvedilolo, etc) ed i calcioantagonisti (es. amlodipina, felodipina, lercanidipina etc). Poiché le quattro classi di farmaci sin qui descritte (diuretici, ACE-inibitori, beta-bloccanti e calcioantagonisti) riducono la pressione con meccanismi diversi, la loro combinazione è in grado di tenere sotto controllo oltre il 75-80% dei pazienti con pressione alta. Nel caso in cui, pur utilizzando tre differenti farmaci appartenenti a tre diverse famiglie la pressione non viene riportata alla normalità, si parla di ipertensione resistente.

Trattamento delle crisi ipertensive

In circostanze particolari i valori della pressione possono aumentare rapidamente fino a 250/150 mm Hg. Queste evenienze, poco frequenti ma non rarissime, si chiamano crisi ipertensive. Poiché il paziente con crisi ipertensiva può andare facilmente incontro ad infarto, a rottura di un aneurisma cerebrale e ad altre gravi conseguenze, è necessario utilizzare farmaci particolari che devono abbassare la pressione in poche decine di minuti: i farmaci più utilizzati in questi casi sono: 1) nitroprussiato di sodio endovena alla dose di 0,2-0,5 microgrammi/kg di peso/min; 2) labetalolo endovena in boli da 20 mg ripetuti ogni 10 minuti e procedendo con aumenti graduali; 3) idralazina endovena alla dose iniziale di 10-20 mg.

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