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Pubblicato da Staff N&S
L’artrosi, più correttamente osteoartrosi (OA), è una malattia progressiva delle articolazioni, che colpisce inizialmente la cartilagine articolare e, nelle fasi più avanzate, anche l’osso sottostante e la membrana sinoviale. La malattia predilige le donne e inizia verso i 45-50 anni. Possono essere potenzialmente interessate tutte le articolazioni mobili, ma quelle più frequentemente coinvolte sono:
1) anca;
2) ginocchio;
3) colonna vertebrale.

Si tratta cioè delle articolazioni maggiormente soggette a carico. In realtà possono essere colpite anche le articolazione delle mani, nonostante non siano esposte a sovraccarico, e ciò lascia supporre che il sovraccarico articolare sia solo una delle cause che possono produrre la malattia.

Cause di artrosi

L’artrosi può essere primaria (causa ignote) o secondaria, se sono presenti fattori che predispongono alla comparsa della malattia. Fra i fattori di rischio, quelli più frequentemente chiamati in causa sono il sovrappeso, l’eccessiva usura articolare associata a determinate professioni o attività sportive (per esempio spalla del tennista) ed i traumi articolari (fratture, rotture dei tendini etc). Nei soggetti obesi, in particolare le donne, il rischio di sviluppare artrosi del ginocchio o dell’anca è 5-9 volte maggiore rispetto alle donne normopeso a parità di età. Inoltre, la presenza di sovrappeso accelera il decorso della malattia, con comparsa più precoce di dolore e disabilità funzionale.

 

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Il primo evento che dà inizio all’artrosi è lo sfibramento localizzato della cartilagine che riveste la superficie delle ossa coinvolte nell’articolazione. Normalmente la cartilagine è spessa 1.5-4 mm, a seconda del tipo di articolazione, ma nei soggetti con artrosi lo spessore può essere notevolmente ridotto, con lo sfibramento che inizia in una piccola area ad alta frizione (sfibramento focalizzato). La cartilagine è una “pellicola” dotata di proprietà eccezionali:1) è molto liscia, per garantire che il movimento dei capi ossei avvenga in assenza di attrito; 2) è elastica, perché deve assorbire le vibrazioni che si scaricano sull’articolazione quando camminiamo o eseguiamo movimenti bruschi; 3) è al contempo durissima perché deve mantenere inalterata la levigatezza per tutta la vita del soggetto.

 

Inoltre, le superfici articolari non solo sono rivestite da cartilagine per aumentare la scorrevolezza, ma sono anche bagnate da un liquido viscoso che ha la funzione di mantenere le superfici lubrificate: il liquido sinoviale. Studi condotti su cadaveri, hanno rilevato la presenza di microlesioni della cartilaginee già a partire dai trenta anni in soggetti apparentemente sani e senza fattori predisponenti. L’assottigliamento e l’erosione pongono le ossa sottostanti a contatto quasi diretto durante il movimento articolare, ed è questa condizione anomala che determina attrito, dolore ed infiammazione, tutti sintomi chiave dell’osteoartrosi.

 

Sintomi dell’artrosi

I sintomi di OA compaiono in genere dopo i 40 anni e sono caratterizzati da:

1) dolore che tende a peggiorare con l’attività fisica intensa e si riduce con il riposo;

2) rigidità al risveglio (articolazione fredda), della durata di 20-30 minuti, che scompare con la ripresa dei movimenti ma può ricomparire durante il giorno, dopo un periodo di inattività;

3) riduzione della capacità di muovere l’articolazione in tutta la sua estensione.

 

Durante la fase di rigidità, i movimenti producono scrosci e crepitii chiaramente percepibili dal paziente: questi sono conseguenti all’attrito che le ossa generano su una superficie cartilaginea che ha perso la sua originaria levigatezza. Nelle fasi iniziali della malattia, il soggetto percepisce dolore solo all’inizio del movimento (dolore da avviamento), che scompare dopo qualche minuto, quando l’articolazione “si riscalda". In alcune circostanze l’articolazione può infiammarsi, con comparsa di liquido in cavità articolare, chese non si riassorbe spontaneamente va aspirato dall’ortopedico.

Artrosi: cure

Il paziente con OA può oggi giovarsi di varie opzioni di cura. Queste possono essere di tipo fisioterapico, farmacologico e chirurgico, in rapporto alla gravità del danno articolare. La prima misura consiste nella riduzione del peso, se il soggetto è sovrappeso, e in cicli di fisioterapia. Nei soggetti con sintomi dolorosi persistenti possono essere prescritti farmaci per alleviare il dolore il dolore e l’infiammazione (paracetamolo, ketoprofene, ibuprofene, etc). Possono anche essere prescritte sostanze che sembrano rallentare la progressione della malattia, presenti in commercio sia come farmaci che come integratori alimentari. Si tratta di derivati del collagene e di sostanze simili normalmente presenti nella cartilagine sana (acido ialuronico, condroitina, glucosammina, etc) che, assorbite, vanno a ripristinare la struttura della cartilagine.

L'infiltrazione intra-articolare

Nei casi più avanzati l’ortopedico può infiltrare direttamente nella cavità articolare un liquido a base di acido ialuronico, che si comporta come il liquido sinoviale: riduce il dolore e permette la ripresa del movimento. In genere si eseguono 3 o 5 infiltrazioni, a seconda del tipo di prodotto utilizzato, una a settimana per 3 o 5 settimane consecutive, con una durata dell’effetto di circa 6 mesi. Se presente grave ifiammazione locale, l'ortopedico può infiltrare un derivato del cortisone (triamcinolone , da solo o contemporaneamente all'acido ialuronico. Il trattamento chirurgico prevede, nei casi gravi, sia la rimozione per via artroscopica della membrana sinoviale (sinoviectomia) sia la sostituzione chirurgica dell’articolazione danneggiata (artroprotesi).

 

A chi rivolgersi?

Ortopedico

La lettura dell'articolo non sostituisce il parere del medico

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