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Pubblicato da Staff N&S

La Boswellia è una pianta tipica di Yemen, Libano, Etiopia e India. I suoi frutti sono costituiti da bacche delle dimensioni di un’oliva. Fra le varie specie di piante del genere Boswellia, quella maggiormente dotata di proprietà medicinali è la Boswellia serrata, dalle cui bacche mature (e dalla corteccia del tronco) si ricava una resina (lattice pastoso) che riscaldato si scioglie, diventa oleoso e rilascia un profumo di incenso molto forte, tuttora utilizzato nelle cerimonie religiose (figura 1A). E’ da questo lattice resinoso essiccato che si ricavano numerose sostanze utilizzate a scopo medico da centinaia di anni (figura 1B).

Figura 1. Bacche di Boswellia all’inizio della fioritura (A) e colata del lattice dopo incisione della corteccia; a destra la resina da cui si ricavano le sostanze antiinfiammatorie usate per la preparazione degli integratori (B).
Boswellia

Boswellia: composizione

Le analisi chimiche sulla resina di Boswellia hanno evidenziato la presenza di oltre 200 sostanze. Attualmente si ritiene che le molecole dotate di azione biologica siano un gruppo di 12 molecole debolmente acide, per questo motivo denominate come acidi boswellici. Di questi 12 acidi boswellici, tre sono dotati di una potente azione antiiinfiammatoria e sono quelli maggiormente utilizzati negli integratori alimentari e nei preparati fitoterapici (tabella 1).

Tabella 1. Sostanze biologicaente attive presenti nella resina di Boswellia serrata.

Sostanza Concentrazione
Acido acetil-beta-boswellico 100 mg/g di resina
Acido acetil-α-boswellico 34 mg/g di resina
Acido acetil-11-keto-β-boswellico 38 mg/g di resina



Di questi tre acidi boswellici, quello su cui si è maggiormente appuntata l’attenzione dei ricercatori è l’ultimo della tabella, l’acido acetil-11-keto-β-boswellico, quello dotato della maggiore attività biologica ed anche quello di cui la resina è, purtroppo, meno ricco.

 

Proprietà e effetti della Boswellia

I derivati di BS sono utilizzati in molte malattie infiammatorie croniche. I tre acidi boswellici sopra citati sono infatti dotati di una elevata azione antiinfiammatoria. L’attività antiinfiammatoria è mediata sia dall’inibizione dell’enzima 5-lipossigenasi (LOX) sia, in misura minore, dall’inibizione dell’enzima cicloossigenasi (COX). La capacità di inibire contemporaneamente tutti e due questi enzimi, da cui dipende la sintesi di una varietà di sostanze che producono infiammazione, edema e dolore, è una caratteristica rara anche fra i farmaci antinfiammatori oggi disponibili. Le malattie sulle quali i derivati della Boswellia sembrano maggiormente efficaci sono tre:
1) malattie infiammatorie dell’intestino;
2) artrosi;
3) asma.

Malattie infiammatorie dell’intestino

Nell’uomo vi sono due malattie infiammatorie croniche dell’intestino: la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa. Si tratta di due malattie molto simili, caratterizzate da infiammazione cronica della superficie interna dell’intestino (soprattutto il colon e il retto). Il paziente con queste due malattie presenta diarrea, muco e sangue nelle feci, dolore addominale in zona ombelicale o nella cavità destra dell’addome. In alcuni casi il dolore acuto può simulare un’appendicite. La colonscopia, l’indagine da compiere per la diagnosi definitiva, evidenzia l’infiammazione della superficie intestinale; questa può essere lieve e generalizzata ad un lungo tratto di intestino o essere localizzata ad un tratto ristretto.

Possono essere presenti poche o molte ulcere sanguinanti di varia profondità in relazione alla gravità della malattia. I farmaci di riferimento per trattare queste due malattie sono la mesalazina (Asacol) e la sulfasalazina (Salazopyrin®), due potenti sostanze antiinfiammatorie. In alcuni studi l’efficacia degli estratti di boswellia alla dose di 300-350 mg tre volte al giorno è stata comparata a questi due farmaci. In tutti gli studi sono stati ottenuti buoni risultati. In alcuni casi l’efficacia è apparsa persino superiore a questi due farmaci.

Artrosi

L’artrosi è una malattia degenerativa della cartilagine delle articolazioni. Si tratta di una malattia assai frequente dopo i 50 anni. Le due articolazioni più colpite sono il ginocchio e l’anca (bacino). In presenza di artrosi, il paziente avverte dolore e crepitìo quando muove l’articolazione. Nei casi avanzati il dolore blocca il movimento, soprattutto “a freddo”, per esempio di primo mattino, dopo il risveglio dall’inattività notturna. I farmaci di riferimento nell’artrosi lieve-moderata sono gli antiinfiammatori in compresse (Aulin®, Brufen®, Dicloreum®, Feldene®, Ketodol®, Moment®, Orudis®, Voltaren®).

In numerosi studi l’estratto di Boswellia si è dimostrato efficace sia nel ridurre il dolore sia l’infiammazione articolare. L’effetto antidolorifico è più lento a comparire rispetto ai farmaci antiinfiammatori come quelli sopra citati, quindi essi non vanno sospesi subito quando si inizia ad assumere un integratore a base di Bswellia, ma lentamente opo i primi 10 15 giorni. In compenso, una volta terminato un ciclo di trattamento con Boswellia sembra che il dolore ricompaia più lentamente. Nell’artrosi il dosaggio ottimale è di circa 1 g al giorno (estratto di Boswellia titolato al 60% di acidi boswellici), da somministrare in tre dosi da 300-350 mg, una ogni otto ore.

Asma

L’asma è una malattia infiammatoria delle vie aeree che colpisce sia i bambini che gli adulti. Le sostanze infiammatorie maggiormente coinvolte in questa malattia sono i leukotrieni, un gruppo di sostanze bloccate proprio dagli estratti di Boswellia. I farmaci per il trattamento dell’asma si dividono in due categorie: i broncodilatatori, che dilatando il calibro dei bronchi favoriscono il flusso di aria in entrata ed in uscita (salbutamolo, terbutalina, etc. ) ed i farmaci che riducono l’infiammazione bronchiale (montelukast, zafirlukast, fluticasone, cromoglicato etc). Nei casi più gravi sono disponibili le combinazioni di un broncodilatatore e di un corticosteroide. Da molti anni questi farmaci sono utilizzati per via inalatoria attraverso uno speciale dispositivo ed il loro effetto è pressoché istantaneo.

In uno studio condotto nel 1998, a 40 pazienti asmatici furono somministrati 300 mg ogni 8 ore di un estratto di Boswellia. Lo studio durò 6 settimane, al termine delle quali si osservò un significativo miglioramento dell’asma in 28 dei 40 pazienti (70%). L’effetto della Boswellia compare lentamente (molti giorni) e non va quindi usato per trattare l’attacco acuto di asma, sul quale è del tutto inefficace. In virtù delle sue proprietà antiinfiammatorie, è probabile che l’assunzione dell’estratto di Boswellia consenta di ridurre la dose dei corticosteroidi per via inalatoria nei casi in cui il paziente è costretto ad assumere anche questi farmaci oltre ai broncodilatatori.

Boswellia: controindicazioni e effetti collaterali

Come per molti fitoterapici, gli estratti di Boswellia non andrebbero assunti in gravidanza e durante l’allattamento. Non si dovrebbe superare la dose massima di 400 mg per tre volte al giorno (1.200 mg al giorno) dell’estratto standardizzato contenente il 60% di acidi boswellici.

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