Pubblicato da Staff N&S

Il morbo di Crohn è una malattia infiammatoria cronica dell'intestino, ad andamento ciclico, in cui si alternano fasi di miglioramento e fasi di riacutizzazione. Teoricamente l'infiammazione può interessare tutto il tubo digerente, dalla bocca all'ano. Nella maggior parte dei pazienti però il tratto interessato è il colon e, in misura minore, l'ultima porzione dell'ileo (ileite terminale). Sono colpiti prevalentemente i soggetti nella fascia di età fra i 15 ed i 35 anni. Insieme alla colite ulcerosa, con cui condivide numerose caratteristiche cliniche, la malattia di Crohn fa parte del grande capitolo delle malattie infiammatorie croniche dell'intestino, conosciute con la sigla inglese IBD (Inflammatory Bowel Disease).

Cause della malattia di Crohn

Le cause di questa infiammazione cronica rimangono sconosciute. Non si tratta di intolleranze agli alimenti né della conseguenza diretta di una precedente infezione intestinale, anche se recentemente sono stati scoperti auto-anticorpi diretti contro la superfice di alcune cellule intestinali. La scoperta di questi anticorpi farebbe pensare alla presenza di una qualche forma di infezione dell'intestino contratta negli anni precedenti, ma non vi sono prove certe. La malattia non è contagiosa e colpisce in egual misura uomini e donne. In circa il 20% dei pazienti affetti è possibile rintracciare anche un altro familiare con una malattia infiammatoria dell'intestino o delle articolazioni (es artrite reumatoide).

Sintomi del morbo di Crohn

I sintomi sono variabili a seconda del tratto colpito e dell'età. Il dolore addominale è quasi sempre presente e va da lieve e discontinuo ad acuto e violento. Interessa generalmente il quadrante destro dell'addome e la regione dell'ombelico. Il dolore tende ad insorgere dopo i pasti. Una moderata diarrea o l'emissione di feci molli con perdita di sangue colpisce la metà dei pazienti sin dalle fasi iniziali. Alcuni pazienti possono dimagrire rapidamente sia per malassorbimento dei nutrienti sia per la nausea ed il vomito che lo rendono inappetente. La stanchezza generalizzata, i dolori articolari ed una modesta febbre sono sintomi presenti soprattutto nei soggetti anziani. Se è il colon ad essere interessato, i dolori e la diarrea sono i sintomi prevalenti. Nelle fasi avanzate di malattia, il restringimento del lume intestinale può produrre stitichezza e si possono formare fistole con le anse intestinali contigue.

Diagnosi del morbo di Crohn

La diagnosi di morbo di Crohn si basa su indagini diagnostiche e sull'esame clinico del paziente. Purtroppo non esiste un esame unico e sicuro. Gli esami del sangue possono indicare la presenza di sostanze infiammatorie in senso lato (es. VES e Proteina C-reattiva elevata etc), ma il significato di questi dati è irrilevante. Può invece risultare utile l'esame delle feci per ricercare la calprotectina, una proteina presente solo nelle feci dei pazienti affetti dal morbo di Crohn e da quelli con colite ulcerosa. Le indagini strumentali più utili sono:
1) ecografia dell'intestino;
2) risonanza magnetica dell'intestino;
3) colonscopia.

 

La colonscopia è un esame fondamentale ai fini diagnostici, sia perché permette di rilevare la presenza di infiammazione e di ulcere sulla mucosa dei tratti intestinali colpiti, sia perché consente il prelievo di campioni per la biopsia.

Terapia della malattia di Crohn

La terapia, dipende principalmente dalla gravità della malattia al momento della diagnosi, dal tratto intestinale colpito e dall'età del paziente. In linea generale, oltre ai farmaci necessari a ridurre l'infiammazione a livello intestinale, si possono utilizzare integratori contenenti ferro e acido folico se la malattia ha colpito l'ileo terminale, con conseguente malassorbimento di ferro (anemia) e di altri micronutrienti.

Cura della malattia di Crohn in fase acuta

Durante la fase acuta i farmaci più utilizzati per alleviare i sintomi e ridurre l'infiammazione intestinale sono la mesalazina (es. Asacol®, Pentacol®, etc), la sulfasalazina (es. Salazopyrin EN®) e i derivati del cortisone, in particolare il metilprednisolone in fiale intramuscolo o il prednisone in compresse. I derivati del cortisone inducono la remissione della malattia nel 70-75% dei pazienti nell'arco di 4 settimane.

Malattia di Crohn e inibitori del TNF-alfa

Una volta che è stata indotta la remissione (scomparsa dei sintomi), sia la mesalazina che la sulfasalazina sono molto efficaci anche nell'evitare che la malattia si ripresenti nuovamente in forma acuta. Essi sono quindi utilizzati sia nella fase acuta sia per evitare nuovi peggioramenti dopo la remissione. Nei pazienti che nonostante l'uso continuativo di  questi farmaci e del cortisone vanno frequentemente incontro ad episodi di riacutizzazione, si possono usare o i farmaci che sopprimono il sistema immunitario in modo più efficace del cortisone (es. Azatioprina) o gli anticorpi monoclonali che inibiscono il TNF-alfa, una sostanza infiammatoria molto potente prodotta dall'organismo dei pazienti affetti dal morbo di Crohn. Ormai sono disponibili diversi farmaci a base di anticorpi monoclonali attivi contro il morbo di Crohn (es. Entyvio®, Humira®, Remicade® etc). Questi farmaci vanno utilizzati solo quando il paziente non abbia risposto a quelli convenzionali (prednisone, mesalazina, sulfapirina, azatioprina).

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