Pubblicato da Dott. Paride Iannella
 

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Con il termine di resistenza si intende la capacità di un atleta di compiere un certo esercizio o una prestazione atletica (correre, sollevare un peso) per un lungo periodo di tempo. In alcune specialità sportive (es. maratona, ciclismo) la resistenza è il parametro determinante ai fini della vittoria. Tuttavia, se esaminiamo con attenzione la resistenza che si richiede ad un maratoneta rispetto a quella che si richiede ad un sollevatore di pesi, ci accorgiamo che il concetto di resistenza può avere due diversi significati. Nel caso del maratoneta che deve correre ad una media di circa 20 km orari i 42,2 km del percorso, ci si riferisce essenzialmente alla resistenza cardiorespiratoria nel suo complesso; nel caso del sollevatore di pesi, che deve sollevare 10 volte consecutive un peso molto grande, ci si riferisce essenzialmente alla resistenza del gruppo muscolare coinvolto nel sollevamento. Vediamo la differenza.

Cosa è la resistenza cardiorespiratoria (o aerobica)?

La resistenza cardiorespiratoria (o resistenza aerobica) è data dalla capacità del sistema cuore-polmoni di sostenere un determinato lavoro fisico per un certo tempo. Se il soggetto A è in grado di correre alla velocità di 10 km/h per 5 minuti e il soggetto B è in grado di correre alla stessa velocità per 15 minuti, possiamo dire che B ha una resistenza cardiorespiratoria 3 volte maggiore di A. La resistenza cardiorespiratoria riguarda l’organismo nel suo complesso piuttosto che i muscoli delle gambe durante la corsa. Una grande resistenza cardiorespiratoria è tipica dei ciclisti, dei corridori e dei nuotatori di fondo, tutti sport aerobici nei quali l’atleta è obbligato a percorrere lunghe distanze ad intensità di lavoro relativamente elevate. La resistenza cardiorespiratoria è funzione di molti parametri, alcuni modificabili con l’allenamento altri poco o per nulla modificabili.

Come si misura la resistenza cardiorespiratoria

La resistenza cardiorespiratoria si può misurare in vari modi, ma il consumo massimo di ossigeno (VO2max) è considerato l’indice più preciso dalla maggior parte dei fisiologi. Poiché il VO2max, che però e difficile da misurare, correla bene con la frequenza cardiaca (facile da misurare), nella pratica sportiva si usa spesso questo parametro in sostituzione della VO2max. Il Test di Conconi, molto utilizzato sia in atletica leggera sia nel ciclismo, è un metodo per misurare la resistenza cardiorespiratoria. Poiché la prestazione viene interrotta quando l’atleta raggiunge la soglia anaerobica, o come si dice in gergo va in “debito di ossigeno”, un altro metodo per misurare la resistenza cardiorespiratoria consiste nell’individuare proprio la soglia anaerobica, cioè il momento in cui il metabolismo passa dalla fase aerobica a quella anaerobica, caratterizzata dall’accumulo di acido lattico.

Cosa è la resistenza muscolare?

La resistenza muscolare è la capacità di un muscolo (o gruppo muscolare) di utilizzare al meglio l’energia fornitagli dal glicogeno. In altre parole si tratta di un meccanismo locale e non generale, di tipo essenzialmente biochimico e metabolico. La resistenza muscolare è determinata dalla capacità del muscolo di estrarre quanta più energia possibile dal glicogeno (elevato rendimento), con pochi prodotti di scarto (acido lattico, radicali liberi etc). Ciò permette un maggior numero di contrazioni muscolari a parità di combustibile bruciato e, quindi, una maggiore resistenza alla ripetizione. Perché tale condizione metabolica possa verificarsi, sono necessarie alcune condizioni di base. La prima è che il muscolo sia riccamente irrorato di sangue. Esso deve quindi possedere una grande densità sia di capillari sanguigni arteriosi (per aumentare l’ingresso di sangue ossigenato) sia di capillari sanguigni venosi (per drenare rapidamente il sangue impoverito di ossigeno). Oltre ad una grande densità di capillari sanguigni per grammo di muscolo, la resistenza muscolare è determinata anche dal numero di mitocondri (le centrali energetiche) per grammo di tessuto muscolare. Più i mitocondri sono numerosi più l’estrazione dell’energia è efficiente e maggiore sarà la resistenza alla fatica. E’ evidente che un atleta che necessita di una grande resistenza muscolare risulta avvantaggiato se, oltre alle caratteristiche muscolari summenzionate, è dotato anche di una grande resistenza cardiorespiratoria, perché questa gli consente di introdurre nel circolo sanguino un elevato volume di Ossigeno per minuto. Tuttavia, ai fini di una grande resistenza muscolare la capacità polmonare non è essenziale quanto lo sono invece i processi metabolici.

Come si misura la resistenza muscolare

La misurazione della resistenza di un muscolo singolo o di un gruppo muscolare è diversa da quella cardiorespiratoria, sia nei metodi che negli strumenti. Se vogliamo misurare la resistenza alla fatica dei muscoli della coscia di un ciclista lo strumento migliore è una particolare leg-press sulla quale l’atleta “pedala” (figura 1)

Figura 1. Misurazione della forza e della resistenza muscolare alla leg-press: dopo avere prima calcolato quale è la forza massimale (1-RM), si fanno compiere tutte le ripetizioni di cui l’atleta è capace con una forza di spinta pari al 70% di quella massimale, fino ad esaurimento.
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Per rendere univoco il test, è preferibile misurare prima la forza massimale e poi la resistenza. In pratica, dopo avere calcolato quale è la forza massimale (1-RM) dell’atleta, cioè la capacità di spostare il carico massimo 1 sola volta (1 pedalata destra ed una sinistra), si fanno compiere tutte le ripetizioni di cui l’atleta è capace con una forza di spinta pari al 70% di quella massimale, fino ad esaurimento. La resistenza muscolare può essere sviluppata con gli stessi esercizi che si usano per la forza e con una dieta appropriata. Essa è però meno sensibile all’allenamento della resistenza cardiocircolatoria.

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