Pubblicato da Staff N&S

La fobia sociale è un disturbo psicologico caratterizzato dal progressivo aumento dell'ansia quando il soggetto si trova in situazioni pubbliche o presume di essere esposto al giudizio altrui. Per situazioni pubbliche non si deve necessariamente intendere un contesto affollato. Il soggetto affetto da fobia sociale può infatti entrare in ansia anche se deve discutere un progetto con un singolo collega di lavoro. Ovviamente l'ansia aumenta se il numero delle persone che possono "osservare e giudicare" aumenta.

Chi è il soggetto con fobia sociale

Il soggetto fobico è generalmente un perfezionista con elevati standard sociali e personali. Ritiene di essere sempre sotto esame e che questi possano (e debbano) essere superati solo con il massimo dei voti. Si tratta spesso di soggetti affetti anche da altri disturbi su base ansiosa, per esempio emicrania, insonnia, colon irritabile ed altre somatizzazioni dell'ansia. Le cause del disturbo non sono note. E' probabile una componente genetica (vista la maggiore incidenza nella stessa famiglia) che si combina con modelli educativi rigidi o improntati a forti scale gerarchiche. La molla che scatena l'ansia sociale è il timore di "mostrarsi agli altri". Il soggetto teme che gli altri possano esprimere un giudizio negativo sulla sua persona, sul suo modo di comportarsi, sul suo modo di presentarsi o su un singolo tratto fisico. In alcuni casi la fobia si associa ad un deficit fisico oggettivo: si immagini il grado di ansia in un soggetto affetto da iperidrosi palmare che debba presentarsi per la prima volta ai colleghi e debba stringere molte mani. In questi casi si parla di fobia sociale secondaria. Tuttavia, quasi sempre il "difetto" fisico è irrilevante per tutti tranne che per il soggetto medesimo. Lo stato ansioso che consegue all'esposizione sociale può esser così grave da sfociare in un attacco di panico.

Diagnosi di fobia sociale

La fobia sociale è classificata fra i disturbi d'ansia. In mani esperte la diagnosi è agevole. La fobia inizia sempre con un episodio di esposizione a terzi: una donna sessantenne ricordava perfettamente, a distanza di oltre quaranta anni il suo primo episodio, avvenuto dal parrucchiere che, "essendo a distanza ravvicinata, poteva vedere sul mio viso tutte le più piccole imperfezioni". Se sono presenti anche attacchi di panico, il paziente può fuorviare il terapeuta concentrando il racconto sull'attacco di panico piuttosto che sul contesto sociale che lo ha generato. La distinzione fra fobia sociale con attacchi di panico e disturbo da attacchi di panico è banale: l'attacco di panico nel soggetto con fobia sociale è sempre legato alla presenza di "persone giudicanti" (contesto sociale); per contro, nel disturbo da attacchi di panico il panico entra improvvisamente nella vita del paziente, indipendente dalla presenza di persone estranee (es. panico improvviso mentre si sta guidando l'automobile). Inoltre, il paziente con fobia sociale teme di essere giudicato persino dagli amici più stretti, mentre il paziente con disturbo da attacchi di panico si affida proprio ad essi o ad un familiare per essere "salvato" in caso di necessità. Il paziente con fobia sociale cerca l'isolamento, il paziente con disturbo da attacchi di panico cerca la sicura compagnia di familiari ed amici.

Classificazione delle fobie sociali

Le fobie sociali possono essere specifiche o generalizzate. Le fobie specifiche sono quelle che riguardano uno o pochi contesti interpersonali: per esempio si può incorrere in un elevato livello di ansia solo quando si è costretti a parlare in pubblico o quando si deve apporre la propria firma davanti ad una persona che osserva (es. l'addetto alla reception di un albergo). Nella fobia sociale generalizzata il soggetto fobico teme qualunque contesto che lo esponga all'osservazione di altri, inclusi gli amici o i familiari (es. ricevere la visita di un amico o passare le consegne al collega di lavoro). Molto spesso l'esposizione a persone note è più ansiogena dell'esposizione a persone sconosciute. Ciò perché il giudizio espresso da persone note, con cui ci deve relazionare nel futuro, pesa più del giudizio espresso da estranei.

Bobia sociale: sintomi

Esposto alla situazione sociale scatenante, il soggetto fobico è travolto dall'ansia. Se il contesto consente una "via di fuga" o si percepisce l'esistenza di una tale via, per esempio congedarsi dagli "altri" quando l'ansia supera una certa soglia, lo stato ansioso può essere contenuto entro limiti accettabili. Il livello di ansia diviene invece insostenibile quando la situazione sociale non permette una via di fuga. In questo caso l'ansia sale rapidissimamente, il soggetto sente il cuore in gola, la voce diventa tremula, inizia a sudare, avverte il rossore del viso e le palpitazioni. Poiché questi sintomi non possono essere mascherati e sono facile oggetto di giudizio negativo (cosa penseranno ora di me?), si innesca un circolo vizioso nel quale i segni esteriori della tensione nervosa generano nuova ansia, in un crescendo che può sfociare nell'attacco di panico.

Conseguenze della fobia sociale

Il soggetto con fobia sociale entra in stato ansioso già prima di affrontare la situazione. Poiché ha sperimentato più volte l'ansia che si associa a determinate circostanze, sa che essa si ripresenterà nuovamente alla successiva occasione. Questa ansia, che anticipa l'evento, è detta ansia anticipatoria. Per evitare l'ansia anticipatoria, il soggetto inizia ad evitare le situazioni a rischio. Questo comportamento è detto evitamento fobico. Se la fobia sociale è limitata a poche situazioni, il rischio di un esteso isolamento è minimo. Se però la fobia è generalizzata, il soggetto si isola totalmente nel tentativo di evitare le imbarazzanti situazioni di tutti i giorni. La sua vita sociale si riduce ad una ristretta cerchia di persone, alle quali raramente confessa il proprio disagio. La carriera scolastica, professionale ed affettiva può essere gravemente compromessa. Il rischio di dipendenza da farmaci ansiolitici è molto elevato. Minore quello da alcolici, perché "l'uso dell'alcol è palesemente visibile e quindi giudicabile negativamente".

Trattamento della fobia sociale


La terapia delle fobie sociali si avvale sia della psicoterapia che del trattamento farmacologico. Nei casi gravi i due trattamenti vanno iniziati congiuntamente, per poi proseguire con la sola psicoterapia. Nei casi meno gravi si può iniziare con la sola psicoterapia.

Psicoterapia della fobia sociale

La fobia sociale è molto sensibile alla terapia cognitivo-comportamentale. Nella fase cognitiva il paziente deve apprendere che i suoi standard di prestazione sono troppo elevati e che non sempre si può essere apprezzati ed amati da tutti. E' inoltre fondamentale ristrutturare un errore di percezione: quasi mai le persone che si hanno di fronte sono realmente attente a ciò che il soggetto fobico dice o fa, e non vi è ragione per ritenere gli altri come giudici occhiuti ed inflessibili. Nella fase comportamentale il soggetto è gradualmente esposto alle situazioni sociali che scatenano ansia, in modo da desensibilizzarlo. L'apprendimento di appropriate tecniche di rilassamento (training autogeno, Yoga) può essere di notevole aiuto.

Farmaci per la fobia sociale

Nei pazienti con gravi limitazioni sociali, alla psicoterapia va affiancata (soprattutto nelle fasi iniziali) la somministrazione di farmaci, detti SSRI, che fanno aumentare la quantità di serotonina cerebrale (Zoloft®; Cipralex®; Prozac®), un neurotrasmettitore coinvolto sia nei disturbi d'ansia che dell'umore. Il trattamento richiede 3-6 settimane perché compaiano i primi effetti e va protratto per alcuni mesi, fino a quando il soggetto non si sia desensibilizzato (psicoterapia) dalle situazioni sociali temute. Mano a mano che queste vengono superate, si procede alla sospensione graduale dei farmaci. Più cauta deve essere la prescrizione dei farmaci ansiolitici (Xanax®; Rivotril®) per l'elevato rischio di dipendenza che essi comportano. Questi farmaci, infatti, interrompendo l'ansia favoriscono la prestazione sociale ed appaiono al fobico come il "lubrificante sociale ideale": efficace ed invisibile! Per tale ragione, quello che doveva essere un rimedio riservato ad occasioni eccezionali, diventa uno scudo quotidiano contro il giudizio altrui. Prima di iniziare la terapia con ansiolitici il soggetto va reso consapevole dell'elevato rischio di dipendenza, ed il medico pattuirà in anticipo un numero limitato di occasioni nelle quali l'uso è ammesso.

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