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Pubblicato da Federica Iannella
 

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L’ansia (angor=stringere), spesso descritta anche come tensione nervosa, è una condizione psichica di allarme che si genera in risposta ad un evento o circostanza che il soggetto avverte come pericoloso per se stesso. Si tratta di un riflesso primordiale attraverso il quale l’uomo (e gli animali) si adattano all’ambiente circostante. L’evento o circostanza che produce ansia, è detto stimolo stressante o, secondo la definizione inglese, stressor. Lo studente che deve sostenere un esame può avvertire ansia prima e durante il test. La stessa cosa si verifica in un gazzella che deve guadare un fiume in piena per sfuggire ad un predatore. L’esame per lo studente ed il fiume per la gazzella costituiscono altrettanti stimoli esterni stressanti. Nell’uomo tuttavia i fenomeni psichici sono molto più complessi, e lo stress può provenire da “minacce interiori reali o potenziali”. Si pensi, per esempio, all’ansia che può generare la possibilità (anche infondata) di essere abbandonati da una persona cara.

I sintomi dell’ansia

L’ansia origina a livello psichico ma si manifesta con importanti segni fisici legati all’attivazione del sistema neurovegetativo ed al rilascio di noradrenalina. In condizioni ordinarie una modesta quota di ansia, pur se spiacevole da vivere, svolge un ruolo positivo perché grazie all’adrenalina aumentano la vigilanza (attentività) e le capacità associative e di risposta diventano più rapide ed efficaci. La frequenza cardiaca aumenta, tutta l’attenzione è diretta all’esterno, sulla situazione di pericolo, la traspirazione aumenta.

Quando l’ansia diventa una malattia: il disturbo d’ansia

L’ansia diventa patologica quando è sproporzionata per durata e gravità rispetto alla situazione temuta. Quando ciò accade i sintomi positivi prima descritti si esasperano fino a diventare dannosi a livello psichico e fisico. In questo caso l’ansia disturba le attività sociali, intellettive ed emotive: siamo di fronte al disturbo d’ansia! Quando l’ansia è patologica le capacità intellettive e sensoriali si riducono fino a bloccarsi; i rapporti con il mondo esterno ed interiore risultano impossibili perché tutte le energie sono dirette sulla condizione che genera l’ansia o sulla ricerca di una via di fuga (ansia destrutturante). L’ansia rappresenta il sintomo dominante di numerosi disturbi mentali, dal disturbo ossessivo compulsivo alla depressione. Se l’ansia supera il livello massimo tollerabile dal soggetto essa può determinare un attacco di panico, come accade nelle fobie. Quando l’ansia compromette gravemente la funzionalità sociale per gran parte della giornata poiché anche le più comuni circostanze della vita quotidiana generano ansia patologica, si parla di disturbo da ansia generalizzato.

Come si guarisce dall’ansia

L’obiettivo del trattamento non è l’abolizione dell’ansia ma la sua riduzione a livelli accettabili o comunque compatibili con una buona performance sociale. Uno stile di vita sano, basato sulla pratica di un’attività fisica almeno 3-4 volte a settimana ed una dieta priva di alimenti eccitanti (caffeina, teina, etc) può essere di aiuto. L’alcol (disinibente e lubrificante sociale) è sconsigliato sia per il rischio di abuso sia perché peggiora la qualità del sonno, che invece deve essere sufficiente per quantità e qualità. E’ noto che la privazione del sonno scatena ansia anche in soggetti normalmente poco ansiosi.
La psicoterapia (psicodinamica, sistemico-relazionale, cognitivo-comportamentale, etc) rappresenta la pietra miliare per la gestione del paziente ansioso. La scelta della tecnica più efficace dipende dalla specifica situazione che genera ansia (es. agorafobia) o dalla malattia cui l’ansia si associa come sintomo preminente (es. disturbo borderline).
L’uso dei farmaci anti-ansia (ansiolitici) deve essere prudente, di breve durata e riservato solo a casi circoscritti a causa dell’elevato rischio di dipendenza, in particolare per quanto riguarda le benzodiazepine (Valium®, Tavor®, En®, etc). L’uso dei farmaci che inibiscono la ricaptazione della serotonina (SRRI) è utile soprattutto quando l’ansia è il sintomo di altre malattie (depressione, disturbo ossessivo-compulsivo). Nel disturbo da ansia generalizzata sono risultati utili farmaci antiansia che agiscono con un meccanismo diverso dalle benzodiazepine, in particolare il buspirone (Buspar®) e la venlafaxina (Efexor®).

A chi rivolgersi?

Psicologo

Psichiatra (se necessaria terapia farmacologica)

La lettura dell'articolo non sostituisce il parere del medico

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