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Pubblicato da Staff N&S

L'anemia sideropenica (o anemia da carenza di ferro o anemia ferropriva) fa parte del grande gruppo delle anemie ipocromiche, caratterizzate cioè da globuli rossi che appaiono pallidi e piccoli al microscopio a causa della ridotta quantità di emoglobina in essi presente. Il ferro è essenziale per il corretto funzionamento dell'emoglobina e se questo metallo non è presente nell'organismo in quantità sufficiente, l'emoglobina non svolge bene la funzione di legare l'ossigeno e trasportarlo ai tessuti. L'anemia sideropenica è la forma di anemia più frequente in assoluto. I soggetti maggiormente colpiti sono le donne dai 15 fino ai 60 anni, soprattutto nella fascia 35-45 anni.

Cause di anemia sideropenica

L'anemia sideropenica è riconducibile a quattro diverse cause: 1) un'alimentazione povera di ferro; 2) la presenza di malattie intestinali che riducono l'assorbimento del ferro; 3) la perdita di ferro dovuta a piccole emorragie, per esempio ulcere gastriche, emorroidi, mestruazioni abbondanti, etc; 4) forme senza una precisa causa identificabile: per esempio clorosi, anemia ipocromica achilica, etc.

Alimentazione, ferro e anemia

In alcuni casi di anemia sideropenica la dieta è povera di ferro, sia in valore assoluto sia rispetto al fabbisogno effettivo in quel determinato periodo della vita. Poiché gli alimenti ricchi di ferro sono soprattutto i mitili, le interiora, le carni rosse, il cacao ed alcune leguminose, i soggetti a dieta stretta, in particolare i vegetariani/vegani, sono a maggior rischio di carenza di ferro. Può anche accadere che una alimentazione appropriata fino alla gravidanza risulti insufficiente durante la gravidanza e l'allattamento (tabella 1).

Tabella 1. Apporto giornaliero raccomandato (RDA) di ferro nei vari periodi della vita. (Dati da American Institute of Medicine 2001).

Fascia di età Uomo Donna Gravidanza Allattamento
0-6 mesi 0,27 mg 0,27 mg    
7-12 mesi 11 mg 11 mg    
1-3 anni 7 mg 7 mg    
4-8 anni 10 mg 10 mg    
9-13 anni 8 mg 8 mg    
14-18 anni 11 mg 15 mg 27 mg 10 mg
19-50 anni 8 mg 18 mg 27 mg 9 mg
oltre 51 anni 8 mg 8 mg    


Se l'apporto di ferro con l'alimentazione è adeguato e durante la diagnosi sono state escluse sia piccole emorragie interne (emorroidi, ulcere dello stomaco o dell'intestino) che i sanguinamente mestruali abbondanti e frequenti, si deve sospettare una patologia intestinale impedisce il corretto assorbimento del ferro. Il malassorbimento del ferro o della vitamina B12 si può avere dopo rimozione chirurgica dello stomaco o del duodeno per un cancro o in quelli che si sottopongono ad intervento chirurgico per il dimagrimento.

Terapia dell'anemia sideropenica

La terapia si basa sulla rimozione della causa che sta alla base della carenza di ferro. Iniziare a somministrare ferro senza ricercare la causa non è corretto. Anche se l'anemia non è grave, i siti di sanguinamento dovrebbero sempre essere individuati. Il ferro può essere somministrato sia per via orale che per via endovenosa. La via endovenosa dovrebbe essere riservata ai casi gravi (emorragie frequenti) o quando il paziente non tollera il prodotto per via orale (diarrea eccessiva, malessere, etc). Il ferro per via endovenosa dovrebbe essere usato anche nei pazienti sottoposti a resezione di parte dello stomaco e/o dell'intestino. Gli integratori a base di ferro sono oggi preparati in modo tale da massimizzarne l'assorbimento senza indurre gli effetti indesiderati tipici, come retrogusto metallico, diarrea, nausea, disturbi addominali e feci nere. La vitamina C aumenta l'assorbimento del ferro ed è spesso aggiunta al preparato insieme alla vitamina B12. I controlli (emocromo con formula e dosaggio dell'emoglobina) per verificare l'efficacia del trattamento vanno effettuati dopo almeno tre settimane, perché sia i depositi di ferro (ferritina) che l'emoglobina iniziano a salire non prima di 2-3 settimane dall'inizio della terapia. A partire dalla terza settimana l'aumento dell'emoglobina diventa regolare, con incrementi di 0,5-1 grammo a settimana. Riportata alla normalità l'emoglobina, la terapia va continuata per ulteriori 4-6 mesi per favorire il completo reintegro dei depositi tessutali

A chi rivolgersi?

Ematologo

La lettura dell'articolo non sostituisce il parere del medico

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