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Pubblicato da Staff N&S
Per irregolarità mestruali si intende una qualunque alterazione del ciclo mestruale, sia essa relativa alla durata che intercorre fra una mestruazione e l’altra, sia essa relativa al sanguinamento (entità, durata etc). Normalmente, il ciclo mestruale ha una durata di 28 giorni, con un’escursione fisiologica compresa fra 25 e 36 giorni. Cicli di durata inferiore ai 25 o superiori ai 36 giorni sono considerati patologici se si ripetono e richiedono la consulenza di un ginecologo, salvo che il soggetto non sia giovanissimo (prime mestruazioni) o non sia prossimo alla menopausa: in questi casi si  possono verificare variazioni significative senza che vi sia alcuna patologia di fondo. Per quanto riguarda la durata e la quantità di sangue, è considerato normale un sanguinamento della durata di 3-7 giorni, durante il quale è rilasciata una quantità di sangue compresa fra 30 ed 80 grammi.

Classificazione dei disturbi del ciclo mestruale

La mestruazione può presentare alterazioni di due tipi: 1) relative alla durata; 2) relative al flusso, cioè alla quantità di sangue (tabella). Analizziamo più in dettaglio le singole alterazioni descritte in tabella.
 

Tabella. Alterazioni del ciclo mestruale relative alla durata (sinistra) o al flusso di sangue (destra).

Durata Significato Flusso Significato
Polimenorrea Ritmo inferiore a 25 giorni Ipomenorrea Perdita ematica minore di 20 ml
Oligomenorrea Ritmo superiore a 36 giorni Ipermenorrea Perdita ematica mestruale maggiore di 80 ml
Amenorrea Assenza di mestruazione per almeno 3 mesi Menorragia Mestruazione molto abbondante e/o di durata superiore alla norma
    Metrorragia Perdita ematica che compare nel periodo intermestruale
    Menometrorragia Mestruazione molto abbondante che si prolunga anche nel periodo intermestruale

 

La ciclicità mestruale è sotto il controllo di numerosi ormoni rilasciati sia dall’ipotalamo, una regione del cervello a stretto contatto con l’ipofisi, sia dall’ipofisi stessa. Il rilascio di questi ormoni è soggetto non solo a malattie o lesioni (dell’ipotalamo e dell’ipofisi), ma anche a banali fattori esterni, come lo stress e l’alimentazione etc. Non è quindi raro osservare alterazioni della periodicità mestruale in donne senza malattie apparenti in corso.

Polimenorrea

Un ciclo più breve di 28 giorni che si ripeta nel tempo determina un maggior numero di cicli nell’arco dell’anno, e da questa constatazione deriva il temine polimenorrea (poli=più di uno; menorrea=emorragia). Una mestruazione che si presenti con un anticipo di 2-4 giorni è evento abbastanza comune. Se il fenomeno è isolato e non si ripete nei cicli successivi, non dovrebbe destare preoccupazione. In generale queste piccole alterazioni coincidono con periodi di stress fisico e psichico, per esempio lutti o cambiamenti radicali delle abitudini di vita: cambio di lavoro, abbandono del partner etc. Se invece il problema persiste per più cicli consecutivi è necessario indagarne la causa. 
 
Per prima cosa vanno eseguiti esami di laboratorio volti a controllare l’andamento di alcuni ormoni nelle varie fasi del ciclo. Nella maggior parte dei casi si tratta o di insufficiente produzione di progesterone da parte del corpo luteo durante la fase luteale o la eccessiva secrezione di prolattina da parte dell’ipofisi. Il disturbo può anche dipendere da disfunzioni della tiroide. La soluzione del problema non è sempre semplice e, per quanti accertamenti si possano fare, in alcune donne che pure hanno cicli molto brevi (18-23 giorni), non si riesce ad individuare l’esistenza di alcuna alterazione endocrina.
 

Trattamento

La terapia si basa sui risultati degli accertamenti diagnostici. Nei casi di insufficienza luteale si può somministrare progesterone a giorni fissi durante il ciclo per supplire al difetto di produzione da parte del corpo luteo. Oggi il progesterone è disponibile sia in compresse sia in ovuli vaginali. Ove non si riscontri una evidente insufficienza luteale, può essere presa in considerazione la somministrazione di un contraccettivo estro-progestinico (pillola contraccettiva).

Oligomenorrea

L’oligomenorrea (oligo=pochi; menorrea=cicli) è l'esatto opposto della polimenorrea e definisce un ritardo mestruale. I ritardi sono un evento relativamente frequente nella donna. Se il ritardo è occasionale non costituisce un problema, salvo escludere la eventuale gravidanza. Se il ritardo è sistematico, è necessario eseguire gli accertamenti ginecologici di primo livello (visita ginecologica, dosaggi ormonali ed ecografia pelvica). Sulla base dei risultati si procede agli eventuali accertamenti di secondo livello sulla base del sospetto clinico.
 
Fra le possibili cause di oligomenorrea può esservi una aumentata produzione di ormoni maschili detti androgeni (testosterone, delta-4 androstenedione, 17 idrossi-progesterone etc). Questi ormoni possono essere prodotti sia dall’ovaio sia dalle ghiandole surrenali (o da entrambi). Se l’eccesso di androgeni origina dalle ghiandole surrenali si parla di iperandrogenismo surrenalico e va avviato un percorso diagnostico specifico. In rari casi è possibile che il corpo luteo sopravviva per un periodo superiore ai 16 giorni (cisti ovarica luteinica) e continui a produrre progesterone. Nel caso si riscontri un eccesso di androgeni in circolo e l’ecografia dovesse individuare cisti ovariche, si pone diagnosi di sindrome dell’ovaio policistico. Le donne con questa sindrome sono quasi sempre sovrappeso e presentano spesso acne e peluria (irsutismo). Un’altra causa (non frequente) di oligomenorrea può essere la presenza di un piccolo tumore benigno dell’ipofisi (adenoma ipofisario) che induce questa ghiandola a produrre eccessive quantità di prolattina (iperprolattinemia). L’iperprolattinemia si associa spesso ad oligomenorrea benché possa determinare anche la situazione opposta (polimenorrea).
 

Trattamento

Il trattamento va pianificato sulla base delle cause accertate. In Italia esiste una specializzazione medica (endocrinologia ginecologica) che si occupa espressamente di queste problematiche.

Amenorrea

L’amenorrea è l’assenza di ciclo mestruale e può essere primaria o secondaria. La forma primaria è quella che si ha in una adolescente che, arrivata alla pubertà non vede arrivare la prima mestruazione. La forma secondaria sia ha in un soggetto nel quale la ciclicità, magari regolare per anni, si interrompe.
 

Amenorrea primaria

L’amenorrea è primaria se all’età di 16 anni non è ancora comparso il primo ciclo mestruale (menarca). Le cause di questa condizione sono quasi sempre riconducibili a sindromi genetiche (sindrome di Turner), a disturbi congeniti dell’ipotalamo (sindrome di Kallmann), a neoplasie o a gravi situazioni di stress fisico e metabolico, per esempio l’anoressia nervosa. L'amenorrea primaria va differenziata dal ritardo puberale, situazione in cui la maturazione sessuale avviene ugualmente, seppure con grave ritardo.

 

Amenorrea secondaria

Se il ritardo mestruale si protrae per oltre tre mesi (secondo alcuni Specialisti per oltre 4 mesi) in una donna che ha già avuto mestruazioni, si pone diagnosi di amenorrea secondaria. Generalmente l’amenorrea non insorge quasi mai all’improvviso, ma le pazienti con questo problema hanno alle spalle una storia più o meno lunga di oligomenorrea non trattata che, ad un certo punto, sfocia in amenorrea. Esclusa una gravidanza, è necessario eseguire una serie di indagini per identificare la causa della alterazione. Il percorso diagnostico di primo livello è lo stesso riportato per la oligomenorrea. Le cause di amenorrea secondaria sono sostanzialmente le stesse della oligomenorrea, cui si possono aggiungere la menopausa precoce e l’amenorrea indotta da cicatrici delle pareti uterine dopo raschiamento (sindrome di Asherman). In questo caso due o più lesioni dell’endometrio fra loro contigue, prodotte dal raschiamento o da un intervento chirurgico sull'utero, tendono ad unirsi in un’unica cicatrice, facendo aderire i lembi di tessuto (aderenze cicatriziali). Relativamente frequente è l’amenorrea da stress che si osserva nelle donne giovani sottoposte ad allenamento agonistico intensivo o in corso di anoressia nervosa. Il trattamento dipende dalla causa precedentemente individuata e, nel caso di aderenze cicatriziali, è necessario procedere con un intervento chirurgico.

Ipomenorrea

Un flusso mestruale di scarsa entità (minore di 20 mL) non deve allarmare. Nella maggior parte dei casi un flusso scarso non sottintende disturbi dell'ovulazione. Solo in alcuni casi l’ipomenorrea comporta anche l’assenza di ovulazione. L’ipomenorrea si associa spesso ad alterazioni metaboliche locali e ad un endometrio meno sensibile alla caduta ormonale che si verifica al momento della mestruazione. Solo in una modesta quota di casi l’ipomenorrea è dovuta a patologie tiroidee o delle ghiandole surrenali. Anche l’obesità di grado severo può essere responsabile di ipomenorrea. Il trattamento dipenderà dalla causa individuata durante il percorso diagnostico.

 

Ipermenorrea

Una mestruazione più abbondante del normale (maggiore di 80 grammi) è una eventualità non rara nella storia mestruale della donna. Se questa condizione si ripete con una certa frequenza, è necessario procedere con indagini appropriate, sia perché un flusso troppo abbondante può essere la spia di un disturbo di fondo anche grave (neoplasie), sia perché emorragie troppo abbondanti possono portare nell’arco di pochi mesi a grave carenza di ferro e conseguente anemia. Gli esami da effettuare sono, oltre alla visita ginecologica, una ecografia pelvica, gli esami del sangue, i dosaggi ormonali e, se questi non sono stati utili, una ispezione della cavità uterina (isteroscopia). Le cause più frequenti di ipermenorrea sono i polipi endometriali ed i fibromi. La terapia potrà essere medica in caso di disfunzioni ormonali, o chirurgica in caso di polipi, fibromi e neoplasie.

Emorragie uterine disfunzionali

Con questo termine si intendono sanguinamenti anomali per quantità o comparsa rispetto alla fase del ciclo nella quale la donna si trova. Questi sanguinamenti anomali possono sono di quattro tipi:
1) menorragia, se la perdita ematica è più abbondante del normale (oltre 80 gr) o anche se dura più di sette giorni; 
2) meno-metrorragia, se la perdita ematica è abbondante, inizia normalmente in coincidenza con la mestruazione ma continua nel periodo intermestruale in quantità abbondante;
3) metrorragia, se invece la perdita ematica si verifica nel periodo intermestruale o durante la pre-pubertà o la post-menopausa, cioè in periodi nei quali non devono essere presenti perdite ematiche;
4) spotting, se la perdita ematica è di piccole dimensioni ed avviene fra una mestruazione e l’altra, generalmente fra il 10mo ed il 16mo giorno, in una donna in età fertile con ciclo mestruale normale.
 
Ad eccezione dello spotting, una emorragia mestruale o intermestruale va trattata tempestivamente per arginare la perdita di sangue. Per fare ciò si usano sia farmaci che tendono a facilitare la coagulazione del sangue (acido tranexamico; acido ε-aminocaproico) sia ormoni progestinici, in particolare i 19-norderivati che antagonizzano l’azione degli estrogeni. Tutte le emorragie disfunzionali vanno indagate in modo appropriato, seguendo adeguati percorsi diagnostici. Il trattamento dipende dalla causa.
 
 

A chi rivolgersi?

Specialista in endocrinologia-ginecologica

Ginecologo

La lettura dell'articolo non sostituisce il parere del medico

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