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Pubblicato da Dott. Paride Iannella
 

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La scoperta degli effetti benèfici degli acidi grassi omega-3 sulla salute rappresenta uno dei maggiori successi della medicina moderna. La storia degli omega-3 nasce alla fine degli anni '70, quando alcuni studiosi danesi notarono che le popolazioni eskimesi della Groenlandia (indiani Inuit) avevano una minor incidenza di ictus ed infarti rispetto alla popolazione danese, pur alimentandosi con una dieta ricca di grassi.

Poiché già dalla fine degli anni '50 era noto che i grassi favoriscono le malattie cardiovascolari, il rilievo di un gruppo etnico che si che nutriva di molti grassi ma sviluppava meno malattie cardiovascolari costituiva un enigma. Per di più, la dieta degli Inuit era povera di frutta, verdura e noci, alimenti ritenuti essenziali per una buona funzionalità di cuore ed arterie. Negli anni successivi, indagini su più vasta scala rilevarono che il tempo di coagulazione del sangue degli Inuit era più lungo del tempo medio di coagulazione osservato nella popolazione danese, come se essi assumessero un farmaco anticoagulante, tipo la cardioaspirina. Nei dieci anni successivi si scoprì che la minor incidenza di malattie cardiovascolari fra gli Inuit era dovuta alla presenza di due sostanze di cui è ricco il pesce artico (salmone, aringa, sgombro, etc) ed il lardo di foca, quest'ultimo utilizzato come condimento in sostituzione degli oli vegetali e del lardo animale.

Cosa sono gli omega-3

Le sostanze cardio-protettive presenti nel lardo di foca, nel salmone, nell'aringa e in generale nei pesci grassi dell'Atlantico settentrionale, sono due acidi grassi poli-insaturi. Gli acidi grassi poli-insaturi, noti fra gli addetti ai lavori come PUFA (Poly Unsatured Fatty Acids), sono acidi grassi con almeno due punti di insaturazione (doppi legami) lungo la catena carboniosa. Gli acidi grassi poli-insaturi possono essere di due tipi: omega-3 ed omega-6. Gli omega-6 sono presenti nelle noci e nei semi di alcune piante.

Gli omega-3, ad eccezione dell'acido alfa-linolenico, sono presenti solo nel grasso dei pesci. I due acidi grassi di cui la dieta degli Inuit abbondava e che li proteggeva dalle malattie cardiovascolari, sono l'Acido EicosaPentaenoico (EPA) e l'Acido DocosaHexaenoico (DHA). Alla famiglia degli acidi grassi omega-3 appartiene anche l'acido alfa-linolenico (ALA) prima citato, di cui sono ricchi alcuni vegetali, soprattutto semi (di canapa, di lino, di ribes nero) e gli oli da essi provenienti, in particolare l'olio di semi di lino.

Figura 1. Gli acidi grassi della serie omega-3: nell'uomo la sintesi di EPA e DHA origina dall'acido alfa linolenico.
acidi-grassi-omega-3

Nell'uomo l'acido alfa linolenico è "essenziale", va cioè introdotto con la dieta, essendo l'organismo incapace di sintetizzarlo. Viceversa, il DHA e l'EPA sono acidi grassi semi-essenziali. Ciò significa che l'organismo non è in grado di sintetizzarli ex novo ma se dispone del composto base, l'acido alfa linolenico, è in grado sintetizzarli entrambi attraverso due tappe enzimatiche (figura 1).

Ne consegue che se l'alimentazione è povera sia della fonte diretta di EPA e DHA (pesce azzurro), sia della fonte indiretta (semi e relativi oli), 'organismo si trova privo di questi due importanti acidi grassi. Poiché si tende a consumare sia poco olio sia pochi semi e noci per via dell'eccessivo contenuto calorico di questi alimenti, la probabilità di andare incontro a carenza di acidi grassi omega-3 è elevata. Inoltre, con l'avanzare dell'età, gli enzimi che trasformano l'acido alfa-linolenico in EPA e DHA possono ridurre la loro attività, lasciando l'organismo privo di queste due sostanze.

Come agiscono gli omega-3

Perché una dieta ricca di omega-3 protegge il sistema cardiovascolare? E soprattutto come si esplica questa protezione? Numerosi studi hanno dimostrato che EPA e DHA sono dotati di numerosi effetti biologici che li rendono utili per prevenire gli accidenti cardiocircolatori. Quattro di questi effetti sono di grande impatto sul sistema cardiocircolatorio:
1. effetti sui lipidi ematici (grassi nel sangue);
2. effetti sulla coagulazione (emostasi);
3. effetti sulla conducibilità elettrica del cuore (aritmie);
4. effetti sulle placche aterosclerotiche (trombosi).

Effetti sui lipidi ematici

L'assunzione di acidi grassi omega-3 (EPA+DHA) alla dose di 2-3 grammi al giorno riduce del 20-25% i trigliceridi. I valori di trigliceridi sono considerati normali se inferiori a 150 mg/dL: ciò significa che se un soggetto ha i trigliceridi moderatamente elevati (fino ad un massimo di 200 mg/dL) può riportarli nella norma senza ricorrere ai farmaci, ma solo assumendo gli omega-3. L'assunzione di questi due acidi grassi migliora lievemente anche il colesterolo-HDL (colesterolo buono) e riduce i livelli di Lipoproteina (a), un'altra sostanza dannosa per il sistema cardiovascolare (figura 2).

Figura 2. Effetti benefici degli omega-3 sull'apparato cardiovascolare.
omega-3-effetti

Effetti sull'emostasi (coagulazione)

L'assunzione di acidi grassi omega-3 fa aumentare lievemente il tempo di sanguinamento, rende cioè il sangue più fluido e meno pronto a formare coaguli, che sono la causa più frequente di infarti, ictus e trombosi. Questo effetto si esplica attraverso due meccanismi: 1) una ridotta capacità delle piastrine di aggregarsi fra loro; 2) un minor rilascio di fattori che favoriscono la coagulazione, come il Trombossano A2.

Effetti sulle aritmie cardiache

Nelle prime 36-72 ore dopo un infarto miocardico acuto vi è un aumentato rischio di aritmie (alterazioni del ritmo cardiaco). Questa maggiore tendenza alle aritmie si riduce progressivamente nelle 12 settimane successive all'infarto. Queste aritmie possono essere più o meno gravi ed in alcuni casi risultano mortali: il paziente che è sopravvissuto all'infarto non sopravvive all'aritmia! Il decesso per aritmia dopo infarto acuto è noto come morte cardiaca improvvisa, per la rapidità dell'evento. In un famoso studio italiano che ha tenuto sotto osservazione 11.323 pazienti reduci da un infarto acuto recente (negli ultimi 3 mesi), si è visto che la somministrazione di EPA+DHA a basse dosi (1 g al giorno), in aggiunta al trattamento standard previsto per questo tipo di pazienti, riduceva nell'arco dei 12 mesi successivi le morti improvvise del 56% ed i nuovi infarti mortali del 28%. In questo arco di tempo si riduceva anche la percentuale di nuovi infarti non fatali (tabella 1).

Tabella 1. Effetti degli omega-3 in pazienti reduci da un infarto recente:le riduzioni percentuali dei tre eventi considerati (colonna di destra) sono quelle osservate dopo 12 mesi di trattamento.

Evento Considerato Effetto dopo 12 mesi di omega -3
Morti improvvise - 47%
Infarti mortali - 28%
Infarti non mortali - 22%

 

Effetti sulle placche aterosclerotiche

Le placche aterosclerotiche sono costituite da accumuli di colesterolo e globuli bianchi appena al di sotto della superficie interna delle arterie (endotelio). Più le placche sono grandi più tendono a chiudere l'arteria nella quale si trovano, impedendo il normale scorrimento del sangue. Le placche più importanti sono quelle che si trovano nelle coronarie (ostruzione del flusso di sangue al cuore), nelle carotidi (ostruzione del flusso di sangue al cervello) e nel tratto addominale dell'aorta (ostruzione del flusso di sangue alla parte inferiore del corpo). Da almeno una ventina di anni si è anche scoperto che le placche possono essere più o meno fragili. Quelle fragili e con una supericie rugosa tendono a rompersi più facilmente di quelle dure e con una superficie liscia. Quando una placca si rompe, il suo contenuto si riversa nel sangue e tende a formare coaguli (grumi di sangue) che, ancorati sul fondo della placca, impediscono ulteriormente il flusso di sangue.

Da questi coaguli si possono staccare frammenti (emboli) che, trasportati dal flusso sanguigno, possono andare ad ostruire un capillare che si trova anche molto distante dal punto in cui la placca si è rotta, producendo un infarto cardiaco o un ictus cerebrale. La somministrazione di EPA+DHA rende le placche aterosclerotiche meno facili a rompersi, riducendo quindi la probabilità che si formino trombi ed emboli. Ciò spiega, insieme alla minore tendenza all'aggregazione delle piastrine, la ragione per cui i pazienti che assumono omega-3 hanno una minore probabilità di sviluppare un infarto o un ictus. Questo effetto è dovuto alla capacità degli omega-3 di ridurre l'infiammazione sia dentro la placca sia dentro l'arteria.

Quando è utile assumere omega-3

In Italia gli omega-3 sono commercializzati sia come farmaci (Eskim®, Seacor® etc) sia come integratori. Il prodotto farmaceutico è caratterizzato da elevata purezza e contiene solo EPA e DHA in proporzioni ben precise, generalmente 1.5:1. Molto spesso gli integratori possono contenere oltre ad EPA e DHA anche altre sostanze. Gli omega-3 (EPA+DHA) si sono dimostrati utili in molte condizioni.

Trigliceridi elevati

Nei pazienti con aumento dei trigliceridi l'assunzione di EPA e DHA alla dose di 2-3 grammi al giorno riduce i trigliceridi del 20-25%. Questo effetto si ottiene anche con l'acido alfa-linolenico ma è meno marcato. Molti integratori a base di omega-3 vantano anche la capacità di ridurre il colesterolo cattivo (colesterolo-LDL) e di aumentare quello buono (colesterolo-HDL), ma questo effetto è piccolo, salvo che nell'integratore non siano presenti anche altre sostanze specificamente attive sul colesterolo, per esempio l'estratto di riso rosso fermentato (monacolina K) o i fitosteroli.

Infarto cardiaco

Nei pazienti reduci da un recente infarto miocardico acuto, gli omega-3 (EPA+DHA) risultano utili per prevenire le aritmie e, quindi, la morte cardiaca improvvisa. Nei pazienti con precedente infarto è molto utile anche l'effetto degli omega-3 sulla coagulazione, in quanto un sangue più fluido è meno probabile che formi trombi: ciò riduce la probabilità di un secondo attacco di cuore o di un ictus cerebrale.

Ictus cerebrale

Nei pazienti che hanno già fatto un ictus o che sono a rischio di ictus, mantenere una elevata fluidità del sangue è molto importante. Poiché EPA e DHA sono potenti antiaggreganti piastrinici, possono tornare utili in questa particolare condizione clinica in associazione ai farmaci antiaggreganti, come l'acido acetilsalicilico, la ticlopidina o il clopidogrel.

Diabete

Nei pazienti con diabete mellito di tipo 2 è spesso presente aumento dei trigliceridi ed uno stato infiammatorio vascolare caratterizzato da elevati livelli di fibrinogeno, omocisteina e proteina C-reattiva, tutti fattori che facilitano la coagulazione e quindi aumentano il rischio di ictus e infarto. In questi casi, l'assunzione di integratori a base di omega-3 ed altre sostanze attive sul colesterolo può essere di aiuto. Va tuttavia ricordato che nei pazienti con diabete, i primi due interventi terapeutici sono il movimento e la riduzione del peso corporeo se presente sovrappeso o obesità.

Altri usi

In modelli sperimentali gli omega-3 si sono dimostrati efficaci in una vasta serie di patologie, dall'artrite reumatoide alle malattie croniche infiammatorie dell'intestino (rettocolite ulcerosa e morbo di Crohn), dall'artrosi ad alcune malattie cutanee (psoriasi, dermatite atopica etc). Poiché gli omega-3 sono sostanze sicure e ben tollerate, l'uso in queste condizioni è possibile, pur nella consapevolezza che i dati nell'uomo sono al momento frammentari e non ne provano l'efficacia in modo certo.

Dosaggio e precauzioni

Gli integratori a base di EPA+DHA dovrebbero essere assunti alla dose di 0.5-1.0 grammo al giorno per lunghi periodi. Negli studi con prodotto farmaceutico, i pazienti che hanno assunto per mesi fino a 3 grammi al giorno di EPA+DHA non hanno evidenziato effetti collaterali di sorta. In gravidanza e durante l'allattamento gli integratori a base di omega-3 non andrebbero assunti per mancanza di dati.

I soggetti che assumono farmaci antiaggreganti o anticoagulanti (acido acetilsalicilico, ticlopidina, clopidogrel, eparina) dovrebbero consultare il proprio medico prima di assumere EPA+DHA, perché gli omega-3 possono aumentare ulteriormente il tempo di sanguinamento, con rischio di ematomi, ecchimosi etc.

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