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Pubblicato da Staff N&S

E’ una malattia cronica conseguente al rigurgito in esofago dei succhi acidi contenuti dello stomaco (reflusso gastroesofageo). In condizioni fisiologiche il rigurgito del contenuto gastrico nell’esofago è impedito da una valvola, il cardias o sfintere esofageo inferiore, noto anche con la dizione inglese di LES (Lower Esophageal Sphyncter). Questa valvola permette il transito del bolo alimentare (cibo masticato più saliva) dall’esofago verso lo stomaco, ma non nel verso contrario salvo casi eccezionali. Il ritorno del contenuto gastrico nell’esofago può provocare danni di varia gravità, dall’infiammazione superficiale della mucosa alla comparsa di erosioni più o meno profonde (esofagite da reflusso). La zona più colpita è l’ultimo tratto dell’esofago, cioè gli ultimi 5-8 cm prima che esso si congiunga con lo stomaco. Se l’esame endoscopico evidenzia sulla mucosa di questo tratto solo aree di infiammazione, ma non sono presenti erosioni, si parla di esofagite non erosiva. Nel caso in cui l’esame endoscopico rilevi una o più erosioni, si parla di esofagite erosiva. La prima forma è più frequente nelle donne, la seconda nei maschi.

Sintomi e diagnosi

La diagnosi di malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) si è basata su una accurata raccolta dei sintomi riferiti dal paziente. Nella stragrande maggioranza dei casi i due sintomi prevalenti sono la il bruciore (pirosi) all’altezza dello sterno e che tende a salire verso la gola, ed il rigurgito acido. Tuttavia in molti casi il soggetto può riferire sintomi atipici (non comuni): raucedine e nausea (soprattutto al risveglio), mal di gola, tosse poco produttiva e necessità di schiarire la voce. Il bruciore può insorgere anche durante la notte, soprattutto dopo abbondanti libagioni, quando la risalita del contenuto gastrico è facilitata dalla posizione supina. Nella maggior parte dei pazienti la diagnosi non è difficile e si basa sulla valutazione dei sintomi. E’ possibile confermare la diagnosi ex adiuvantibus, ovvero iniziando un ciclo di terapia con farmaci antiacidi (omeprazolo, ranitidina) per almeno 21 giorni per poi verificare se i sintomi regrediscono. In presenza di palese miglioramento la diagnosi è confermata.

Ove ciò non si dovesse verificare si possono eseguire indagini strumentali specifiche: 1) l’endoscopia, consente al gastroenterologo di osservare direttamente la mucosa di esofago e stomaco, ed è l’indagine di scelta; 2) la radiografia del primo tratto del digerente dopo assunzione di un pasto al Bario, permette la visualizzazione di ulcere, restringimenti (stenosi) o altre alterazioni nella forma dell’esofago che potrebbero essere all’origine dei sintomi; 3) la pH-metria nelle 24 ore permette di misurare il pH (acidità) dei fluidi presenti sulla mucosa, nonché fin dove tali fluidi risalgono ed il numero di episodi di reflusso; 4) la manometria esofagea permette misurazioni funzionali piuttosto che strutturali, per esempio la tonicità del cardias (la sua capacità di chiudersi completamente) e la capacità dell’esofago di contrarsi in modo sincrono (peristalsi esofagea), un meccanismo necessario ai fini della spinta in avanti del bolo alimentare.

Terapia

La terapia della MRGE si basa sulla rimozione delle abitudini alimentari scorrette, sulla somministrazione di farmaci e, nei casi più gravi, sull’intervento chirurgico.

Abitudini alimentari e stile di vita

Il paziente deve essere istruito sui notevoli miglioramenti associati ad uno stile di vita che riduca lo stress e migliori i comportamenti alimentari. In particolare vanno evitati pasti troppo abbondanti, grassi ed a lunga digestione. E importante masticare lentamente, abolire l’alcool, il fumo e le bibite gassate. Anche caffè e cioccolato vanno assunti con moderazione ed è importante non andare a letto prima di 3 ore dal pasto; è anche utile eseguire una moderata attività dopo pranzo e cena per accelerare il transito verso l’intestino e liberare lo stomaco. E’ inoltre opportuno dormire con due cuscini, in modo da mantenere la testa sollevata. Se presente obesità è indispensabile ridurre il peso.

Farmaci

Nella malattia da reflusso risultano utili tre classi di farmaci: 1) farmaci che riducono la secrezione gastrica di acido cloridrico (omeprazolo, lansoprazolo, esomeprazolo, ranitidina etc); 2) farmaci che accelerano lo svuotamento dello stomaco e aumentano la contrattilità del cardias (domperidone, cisapride, etc ); 3) farmaci che proteggono la mucosa (sia dell’esofago che dello stomaco) dai succhi gastrici. Ciò può essere ottenuto o “tamponando” il pH dei succhi gastrici (Antepsin®, Gadral®, Maalox Plus®, Riopan®, Sucramal®) o assumendo sostanze che giunte nello stomaco formano una schiuma vischiosa che li ingloba (Gaviscon Advance®).

Chirurgia

Se il paziente ha adottato norme alimentari corrette e non risponde ai farmaci alla dose massima, è necessario bloccare il rigurgito acido con un intervento chirurgico. L’intervento consiste nel ripiegare il fondo gastrico su stesso e nell’avvolgerlo intorno all’ultimo tratto dell’esofago (fundoplicatio secondo Nissen). Questo intervento aumenta la capacità contrattile del cardias e riduce la frequenza dei rilassamenti transitori. Esso va eseguito se sono presenti alla biopsia segni di una imminente degenerazione maligna, esempio l’esofago di Barrett. Da oltre una ventina di anni questo intervento può essere eseguito per via laparoscopica, senza cioè incidere la parete addominale e con cicatrici residue poco visibili.

A chi rivolgersi?

Gastroenterologo

La lettura dell'articolo non sostituisce il parere del medico

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