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Pubblicato da Staff N&S

La tiroidite di Hashimoto, nota anche come tiroidite cronica linfocitaria autoimmune, è l'infiammazione cronica più frequente cui la tiroide può andare incontro. Come tutte le malattie della tiroide, le donne sono 5-10 volte più colpite degli uomini. La malattia si può manifestare sia in giovane età che in età adulta, e le caratteristiche di queste due forme sono lievemente diverse. Costituisce una delle cause più comuni di ipotiroidismo.

Cause della tiroidite di Hashimoto

Le cause di questa infiammazione tiroidea non sono del tutto note. E' certo però che si tratta di una malattia autoimmune. Il soggetto produce infatti anticorpi verso alcune componenti della sua stessa tiroide, in particolare contro la tireoglobulina (anticorpi anti-tireoglobulina) e la tireoperossidasi (anticorpi anti-tireoperossidasi). Alcuni pazienti affetti da tiroidite di Hashimoto presentano anche altre malattie autoimmuni, come l'artrite reumatoide, l'epatite cronica attiva etc.

Diagnosi di tiroidite di Hashimoto

La diagnosi di tiroidite di Hashimoto si basa sia sull'esame clinico del paziente che su indagini di laboratorio. All'esame clinico il medico riscontra un aumento del volume ghiandolare (gozzo) di dimensioni modeste e a carico di entrambi i lobi (gozzo a ferro di cavallo). Il gozzo ha consistenza quasi sempre molle o gommosa, salvo che nella forma fibrosa della tiroidite di Hashimoto, quando la consistenza appare dura e la superficie irregolare. Il gozzo non è generalmente doloroso. Nelle fasi iniziali possono essere presenti segni di ipertiroidismo (stato ansioso, sudorazione, tachicardia etc) a causa della liberazione in circolo di ormoni tiroidei in seguito all'infiammazione ghiandolare ed alla rottura dei lobuli tiroidei.

Esami di laboratorio per la diagnosi di tiroidite di Hashimoto

Gli esami di laboratorio rivelano una riduzione nel sangue di T3 e T4 (tiroxina), anche se i valori di questi due ormoni possono rimanere normali per alcuni mesi dopo l'inizio della malattia. Gli anticorpi anti-tireoglobulina e la frazione C2 del complemento risultano elevati sin dall'inizio, quando gli anticorpi anti-tireoperossidasi sono ancora normali o poco aumentati. Con il passare delle settimane gli anticorpi anti-tireoglobulina scompaiono dal sangue mentre quelli anti-TPO persistono anche per anni.

Ecografia e scintigrafia per la diagnosi di tiroidite di Hashimoto

L'ecografia della tiroide evidenzia una ingrandimento modesto ma generalizzato della ghiandola, che diventa ipoecogena. La scintigrafia mostra una aumentata captazione dello Iodio-131 nelle fasi iniziali di malattia, mentre nelle fasi tardive si osserva una ridotta captazione, che conferma la progressiva atrofia della ghiandola e la comparsa di ipotiroidismo.

Sintomi e quadro clinico della tiroidite di Hashimoto

La tiroidite di Hashimoto inizia lentamente e dura mesi prima di stabilizzarsi dal punto di vista clinico e degli esami di laboratorio. In genere il paziente lamenta progressivo sviluppo di gozzo diffuso, non dolente. Talvolta ciò coincide con un episodio di febbre e con dolorabilità al collo, sintomi che sembrano simulare una tiroidite subacuta. In alcuni paziente sono presenti tachicardia, irritabilità e insonnia. Questa fase può durare molte settimane. Poi il paziente va incontro ai segni tipici dell'ipotiroidismo con aumento del peso, stanchezza, stitichezza, etc.

Terapia della tiroidite di Hashimoto

Come per tutte le malattie autoimmuni, anche nella tiroidite di Hashimoto si usano nelle fasi iniziali i derivati del cortisone (es. prednisone etc). Questi farmaci sono utili sia per ridurre l'intensità dell'infiammazione che la produzione di anticorpi. Successivamente, e solo se compaiono i segni di ipotiroidismo franco (T3 e T4 al di sotto dei valori minimi) o ipotiroidismo subclinico (T3 e T4 nella norma e TSH oltre 10 U/L), si inizia la terapia ormonale sostitutiva con levotiroxina, che va continuata per tutta la vita.

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