Pubblicato da Dott. Paride Iannella
 

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Il diabete di tipo-2 (noto anche come diabete non insulino-dipendente e diabete alimentare) è una malattia del metabolismo degli zuccheri caratterizzata da valori della glicemia (glucosio nel sangue) a digiuno uguali o superiori a 126 mg/dL. Diversamente dal diabete di tipo-1, che inizia quasi sempre in età infantile, il diabete di tipo 2 è tipico degli adulti. Inizia generalmente dopo i 40 anni e predilige i soggetti obesi. Per tale ragione in passato era noto anche come diabete grasso.

Cause del diabete di tipo-2

Nel diabete di tipo 2 la secrezione di insulina è (almeno nelle fasi iniziali della malattia) normale o aumentata. Tuttavia essa non è in grado di abbassare i valori di glucosio nel sangue perché i tessuti periferici, che utilizzano il glucosio come carburante, sono resistenti agli effetti dell’insulina. Normalmente, l’insulina permette l’ingresso del glucosio nelle cellule dei tessuti, ma nel diabete di tipo-2 ciò avviene con grande difficoltà perché i tessuti oppongono resistenza all’insulina (insulino-resistenza). Le ragioni per le quali le cellule periferiche diventano resistenti all’insulina dipendono sia da fattori ereditari sia da una eccessiva massa grassa (obesità) abbinata alla sedentarietà. Per tali ragioni il soggetto con diabete di tipo-2 è molto spesso obeso ed è incline alla sedentarietà. La predisposizione genetica è comprovata dal fatto che i figli di genitori con diabete mellito di tipo-2 hanno maggiore probabilità di diventare essi stessi diabetici.

Diagnosi di diabete di tipo-2

La diagnosi di diabete di tipo-2 può essere posta se l’analisi di un campione di sangue rivela una glicemia mattutina (digiuno da almeno 9 ore) uguale o superiore a 126 mg/dL. Si pone anche diagnosi di diabete se dopo 120 minuti dall’ingestione di una soluzione di 75 grammi di glucosio in un bicchiere di acqua (300 mL) la glicemia risulta superiore a 200 mg/dL (test di tolleranza al glucosio).

Complicanze a lungo termine del diabete di tipo-2

Il diabete di tipo 2 è quasi sempre asintomatico, almeno nelle fasi iniziali, e viene scoperto in modo casuale in occasione di esami medici richiesti per altri motivi. Prima che compaiano le complicanze della eccessiva presenza di zuccheri nel sangue possono passare anche molti anni. Le complicanze sono prevalentemente a carico delle arterie (arteriopatia diabetica), del rene (nefropatia diabetica) e dei nervi periferici (neuropatia diabetica).

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Figura 1. L’occlusione delle arterie degli arti inferiori ha prodotto in questo paziente il mancato afflusso di sangue al piede, in particolare alle prime tre dita, che stanno per andare in gangrena.

Arteriopatia diabetica

I pazienti con diabete di tipo-2 tendono ad accumulare più facilmente colesterolo nelle arterie (placche aterosclerotiche). Sono particolarmente colpite le arterie che portano sangue al cuore (coronarie), il tratto addominale dell’aorta e le arterie che portano sangue al cervello (carotidi). Se sono invece interessate le arterie degli arti inferiori, le dieta dei piedi possono andare incontro a scarso afflusso di sangue (ischemia) con comparsa di ulcere e addirittura gangrena (figura 1). Sono di grande importanza anche le alterazioni che il diabete produce sulle piccolissime arterie della retina (retinopatia diabetica). Queste alterazioni nei casi estremi possono portare alla cecità.

Nefropatia diabetica

In corso di diabete il rene è sottoposto a numerose alterazioni, da aumento della pressione nelle arterie renali a sclerosi del glomerulo renale (glomerulosclerosi). La conseguenza di queste ed altre alterazioni è che il rene non filtra bene il sangue e compaiono nelle urine quantità crescenti di proteine (proteinuria), che normalmente non dovrebbero essere presenti. Ciò comporta nel corso degli anni una progressiva insufficienza renale.

Neuropatia diabetica

Per neuropatia diabetica si intende un danno ai nervi periferici che si manifesta con perdita della sensibilità cutanea al caldo ed al freddo, formicolii e dolori crampiformi notturni. Un tipico esempio di neuropatia diabetica è la mancanza di sensibilità dei piedi all’acqua calda durante il pediluvio, mentre le mani percepiscono bene la temperatura dell’acqua. La perdita di sensibilità può essere così grave che il paziente non si accorge neppure della comparsa di ulcere alle piante dei piedi.

Terapia del diabete di tipo-2

La terapia del diabete di tipo-2 si basa su una dieta appropriata, sull’uso di farmaci che abbassano la glicemia (ipoglicemizzanti) e, in casi selezionati, sull’uso giudizioso dell’insulina. Nei soggetti sovrappeso e con glicemia non troppo elevata, la dieta associata ad una regolare attività fisica può riportare la glicemia nella norma senza necessità di ricorrere ad alcun farmaco.

Dieta e diabete mellito di tipo-2

Il 75-80% dei pazienti con diabete di tipo-2 è sovrappeso o obeso. In questi casi la dieta deve essere ipocalorica per ricondurre il peso alla normalità. Deve inoltre contenere pochi zuccheri semplici e deve essere povera di grassi e colesterolo. I pazienti con diabete di tipo 2 presentano infatti anche aumento dei trigliceridi e del colesterolo. Una dieta bilanciata dovrebbe essere composta per il 55% circa da carboidrati complessi (legumi, verdure, pasta e riso), per il 25-30%  da lipidi, prevalentemente da acidi grassi mono-insaturi (olio di oliva) e poli-insaturi della serie omega-3 ed omega-6 (noci, pesce azzurro etc) e per il 15-20% da proteine (formaggi, carni magre, soia etc). La fibra alimentare riveste un ruolo fondamentale nella dieta del diabete di tipo-2 poiché, oltre agli effetti positivi sul colon, riduce l’assorbimento dei carboidrati e quindi i picchi di glicemia.

Farmaci per il diabete mellito di tipo 2

I farmaci oggi disponibili consentono di tenere sotto controllo la glicemia nella maggior parte dei pazienti. Nei pazienti sovrappeso o obesi e con aumento lieve/moderato della glicemia si inizia prima con una dieta volta a far perdere il peso in eccesso. Se si riesce a far dimagrire il paziente in misura sensibile la glicemia ritorna nella norma nella maggior parte dei casi.  Se il paziente non perde peso o la glicemia non si riduce comunque in misura cospicua, si dovrebbe iniziare la terapia farmacologica con la metformina (es.Glocophage®), un farmaco che fa aumentare la sensibilità periferica all’insulina. Se non si ottiene una risposta adeguata alla metformina si possono utilizzare farmaci singoli come gli inibitori della DPP-4 (es. alogliptin, saxagliptin, sitagliptin, etc), il pioglitazone, la glipizide, la glimepiride o loro combinazioni (es. Tandemact®, Incresync®, etc). A partire dal 2010 sono stati commercializzati farmaci di nuova generazione, dotati di meccanismi d’azione innovativi e riservati a specifiche categorie di pazienti (es. exenatide, liraglutide etc). L’insulina è indicata solo nei pazienti non obesi, con poca insulina circolate e con glicemia che non è ben controllata dalla dieta e dai farmaci ipoglicemizzanti precedentemente indicati.

A chi rivolgersi?

Diabetologo

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