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Pubblicato da Staff N&S
La malattia infiammatoria pelvica (in inglese PID=Pelvic Inflammatory Disease) definisce la presenza di una infiammazione dell'apparato genitale superiore: utero (endometrite), tube di Falloppio (salpingite), ovaie (ooforite) e, nei casi più gravi, il peritoneo pelvico. L'infiammazione cui gli organi appena decritti vanno incontro nella PID è conseguente ad un'infezione che può essere acuta o cronica.

Cause di malattia infiammatoria pelvica

L'infezione è causata da alcuni dei batteri tipici delle malattie a trasmissione sessuale, in particolare Chlamydia trachomatis e Neisseria gonorrhoeae; negli ultimi anni ha assunto un ruolo crescente anche Mycoplasma hominis. E' opinione largamente condivisa che gli organi riproduttivi summenzionati siano raggiunti da questi batteri per via ascendente: essi cioè sono contratti durante rapporti sessuali non protetti con partner infetti e risalgano la vagina ed il collo uterino fino a raggiungere siti anche molto distanti come le ovaie. La probabilità che batteri intestinali possano raggiungere gli organi riproduttivi per via linfatica esiste, ma è molto remota e raramente l'infezione è sostenuta da batteri residenti nel colon. La malattia ha maggior frequenza nelle donne giovani (18-30 anni), con partner multipli, che non adottano sistemi protettivi (profilattico) contro le infezioni a trasmissione sessuale. In alcuni casi il contagio può avvenire in seguito a manovre mediche, per esempio l'inserimento di una spirale intrauterina (IUD) o nelle manovre ostetriche nelle fasi finali del parto.

 

Figura 1. A sinistra (A) modalità di contagio degli annessi e della cavità addominale; a destra (B) conseguenze a lungo termine sulla fertilità: formazione di tessuto cicatriziale nelle tube ed ostruzione al passaggio dell'ovocita.
malattia-pelvica-infiammatoria

Sintomi e diagnosi della PID

I sintomi della PID sono quanto mai variabili, da molto lievi e spesso assenti (malattia asintomatica) a molto gravi. In alcuni casi (es. ascesso tubarico) i sintomi sono talmente severi da richiedere il ricovero urgente. Il dolore in sede pubica, in corrispondenza delle ovaie, è il sintomo più frequente ed è esacerbato dalla palpazione. La diagnosi non è però semplice, soprattutto nei casi con sintomi lievi e ciò comporta che molte donne con PID non ricevono alcun trattamento antibiotico per mesi. Questo ritardo terapeutico può compromettere la fertilità futura (figura 1). I sintomi che aiutano a porre diagnosi di PID sono numerosi, ma tutti poco specifici, presenti cioè anche in altre malattie che nulla hanno a che vedere con la PID (es. appendicite, gravidanza tubarica) (tabella 1).
 
Tabella 1. Presentazione clinica della malattia pelvica infiammatoria.
Sintomi Segni
Dolore in sede pelvica Perdite vaginali mucopurelente, spesso maleodoranti
Sanguinamento vaginale anomalo (spotting) Masse palpabili e dolenti in sede pubica
Mestruazioni particolarmente abbondanti Movimento doloroso della cervice uterina
Dolore durante il coito (dispareunia) Dolore alla palpazione degli annessi
  Dolore alla palpazione dell'utero

Se l'ecografia sovra-pubica e trans-vaginale aiuta ad evidenziare la presenza di tube con pareti ispessite e piene di liquido o di altri segni infiammatori a carico di endometrio e ovaie, il ginecologo è avvantaggiato e la diagnosi è a portata di mano. Non sempre però le condizioni locali sono sufficientemente gravi da essere "catturate" dall'esame ecografico o dalla palpazione.

 

Conseguenze a lungo termine della PID

Fra le forme poco sintomatiche, va ricordata quella che vede coinvolto come batterio responsabile dell'infezione Chlamydia trachomatis. Questo batterio intracellulare determina un'infiammazione assai modesta, molte volte non percepita dalla donna per mesi. In assenza di terapia antibiotica, l'infezione cronicizza e le tube sono esposte all'azione tossica di questo batterio. La risultante di questo processo di cronicizzazione è che nelle tube si formano cicatrici che tendono ad ostruire il canale tubarico. Questo processo spiega la ragione per cui nelle donne con PID di lunga durata non trattate con antibiotici vi è una maggior incidenza di gravidanze tubariche (circa 10%): l'uovo fecondato, non potendo attraversare la tuba ostruita, si annida nella tuba stessa!

Terapia della malattia pelvica infiammatoria

In considerazione del fatto che non è quasi mai possibile individuare i batteri responsabili di infezione, le linee guida dei Centers for Disease Control per il trattamento della PID prevedono un trattamento antibiotico ad ampio spettro, con copertura verso i germi più frequentemente coinvolti nell'infezione (tabella 2).

 

Tabella 2. Terapia antibiotica di prima scelta nella PID secondo le indicazioni dei Centers for Disease Control.
Antibiotico Dosaggio

Ceftriaxone

         +

Doxixciclina

         +

Metronizadolo

Una dose singola da 250 mg intramuscolo il primo giorno

 

100 mg in compresse x 2 volte al giorno x 14 giorni

 

500 mg in compresse x 2 volte al giorno x 14 giorni

Questo tipo di terapia consente di eradicare l'infezione quale che sia il germe responsabile ed è efficace in circa l'85% delle donne trattate. Dopo 3-6 mesi dal termine del trattamento, è consigliabile ripetere nuovamente gli esami per ricercare una ripresa dell'infezione da Chlamydia trachomatis e Neisseria gonorrhoeae. Per escludere la presenza di infezioni associate, sono consigliabili anche l'esame per il virus dell'immunodeficienza acquisita (HIV) e per il Treponema pallidum (sifilide).

 

I partner delle donne affette da PID devono essere valutati e trattati nel caso abbiano avuto rapporti con la donna nei 60 giorni precedenti la diagnosi di malattia. Va ricordato che i maschi possono non presentare sintomi anche quando la donna è sintomatica: ciò non deve trarre in inganno, perché il maschio non trattato può reinfettare la donna dopo la guarigione. Per ridurre il rischio di recidive, sia le pazienti che i loro partner devono astenersi dai rapporti sessuali fino al completamento del ciclo di terapia antibiotica. Le donne con malattia infiammatoria pelvica devono essere educate circa le misure da adottare per la prevenzione di tutte le infezioni trasmissibili per via sessuale, in particolare della PID, poiché esiste un elevato rischio di reinfezione se non vengono intraprese strategie efficaci di prevenzione.

 

A chi rivolgersi?

Ginecologo

La lettura dell'articolo non sostituisce il parere del medico

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